Joe

Un grande Cage per l'adattamento di David Gordon Green dal romanzo di Larry Brown: in Concorso, tra violenza e redenzione

30 Agosto 2013
3/5
Joe
Joe

Un pick-up malandato per portare ogni giorno un gruppo di disperati a lavorare nei boschi, un cane che al primo comando si trasforma in una macchina da guerra, un divano dove addormentarsi guardando le previsioni meteo, un bordello dove trascorrere qualche minuto in compagnia, un bar dove affogare la solitudine e i resti di un passato da superare. Non ha nient’altro Joe Ransom, ex detenuto perennemente in lotta con se stesso per dominare l’irrefrenabile propensione a cacciarsi nei guai. Fino a che, dal nulla, nella sua vita non irrompe Gary – quindicenne vessato da un padre balordo, ubriacone e nullafacente – deciso come non mai a lavorare per mettere da parte qualche dollaro: il feeling tra i due nasce spontaneo, e Joe metterà a rischio anche la propria vita per proteggerlo.
David Gordon Green porta in concorso a Venezia l’adattamento del romanzo di Larry Brown e restituisce al cinema, in primo luogo, Nicolas Cage: il suo Joe è insieme sintesi ed esplosione delle sue performance migliori (da Cuore selvaggio a Via da Las Vegas, fino al Ladro di orchidee), personaggio sofferto e muscolare, dilaniato da un passato che – giustamente – il film non mostra mai, limitandosi a suggerire.
Perché in gioco c’è un presente che oltrepassa le esigenze di una singola caratterizzazione e David Gordon Green è bravo a tratteggiare con altrettanta importanza il profilo di un’America che (ancora una volta) è rimasta orfana di padri, affogata in una crisi di valori non più, non solamente economico-sociali, ma familiari, domestici. Gary (da tenere d’occhio il giovane Tye Sheridan) rappresenta allora lo “schiaffo”, la ribellione allo stato delle cose, la fierezza di un’indipendenza che non può prescindere però, almeno all’inizio, da una mano che gli indichi la rotta da seguire.
Indipendente, ma non per questo lontano dalle logiche narrative di prodotti più a buon mercato, Joe è un film lineare, che non chiede molto allo spettatore, al quale dovranno bastare un’ottima storia, una regia solida e un altrettanto valido contributo attoriale.

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