Il permesso

Genere criminale per l’opera seconda di Claudio Amendola, con un inedito Luca Argentero

28 Marzo 2017
3/5
Il permesso

Dopo l’insolita commedia La mossa del pinguino( 2013), Claudio Amendola non lascia e raddoppia alla regia: Il permesso – 48 ore fuori, un noir corale scritto con Giancarlo De Cataldo (suo il soggetto), che racconta la storia di tre uomini e una donna che escono dal carcere per una licenza di due giorni.

Quattro storie, quattro destini e la disperazione per minimo comune denominatore: Donato (Luca Argentero) vorrebbe riabbracciare la moglie, ma rientra nel gorgo degli incontri di boxe clandestini; Rossana (Valentina Bellè) è agiata, ma ribelle; Angelo (Giacomo Ferrara) è stato beccato durante una rapina, e non ha fatto la spia; tosto e pregiudicato, Luigi (Claudio Amendola) non vuole che il figlio segua le sue orme.

Mood criminale, ancoraggio al genere e speranza a piede libero, Il permesso è anche una promessa, mantenuta: quello che vediamo è quello che abbiamo, senza motivi per spellarsi le mani (plurime incongruenze di scrittura, troppa enfasi in regia) ma qualche buona ragione (realismo, genuinità) per non storcere la bocca, pardon, gli occhi.

Se Luca Argentero studia da Brad Pitt di Fight Club, sono Ferrara e Bellè a colpire: la ragazza sembra Julia Roberts in Pretty Woman, vi pare poco?

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