Il pasticciere

Sardiello tenta di farcire la commedia con il thriller. Ricetta interessante, risultato pasticciato

30 ottobre 2013
2/5
Il pasticciere
il pasticciere

Achille Franzi è un pasticciere sensibile e raffinato, la cui vita è scandita dai tempi dell’ordinazione, preparazione e consegna dei dolci. Fin dall’età di dodici anni è vissuto all’interno del laboratorio di pasticceria del padre, e da lui ha appreso le norme di una vita corretta e civile. Questa vita metodica e regolata si interrompe quando uno scherzo del destino lo costringe a sostituirsi ad un finanziere senza scrupoli che ha ordito una truffa colossale. Il cambio che non ti aspetti dovrebbe portare scompiglio nella vita di Achille, mettere sottosopra il suo modo di guardare gli altri, di controllare le emozioni, di conoscere e proporsi verso le donne.
Dovrebbe, perché queste sono l e intenzioni dichiarate da Luigi Sardiello, alla sua opera seconda dopo Piede di Dio (2009): “Il dramma si intinge nel grottesco e nel sarcasmo. Trionfa la commistione dei generi. Cerco di capire cosa succede ad un uomo normale calato in una situazione più grande di lui”.
Propositi encomiabili, anche con illustri precedenti nella storia del cinema, con i quali Sardiello resta in sintonia, fino a quando il thriller non deve trovare lo scarto per rendersi narrativamente più autonomo, incidere nei fatti e cambiarli. Il climax però passa e la storia resta attaccata alle intenzioni che potevano essere e non sono. Tuttavia piace quel certo tono “povero” di luoghi e ambienti, convince lo spaesamento di Catania, un convincente Achille Franzi, e si trovano bene nei ruoli sia Ennio Fantastichini che Sara D’Amario.
Il film diventa il territorio di una certa saggezza perduta, di una semplicità violentata e che tuttavia non si arrende. Insomma tutto un altro cinema.

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