Il filo invisibile

Marco Simon Puccioni porta in sala - e dal 4 marzo su Netflix - una commedia agrodolce sul tema dell'omogenitorialità. Senza le complicazioni ideologiche o politiche

22 Febbraio 2022
2,5/5
Il filo invisibile
Il filo invisibile
Un cast di giovanissimi (Francesco Gheghi, Giulia Maenza, Oscar Matteo Giuggioli ed Emanuele Maria Di Stefano) e un tema più che mai attuale: le famiglie omogenitoriali.
È Il filo invisibile, il film (ora in sala e su Netflix dal 4 marzo) diretto da Marco Simon Puccioni e tratto direttamente dall’esperienza della sua famiglia arcobaleno, formata con il produttore Giampietro Preziosa e i due figli Denis e David.
Qui i due papà sono interpretati da Francesco Scianna e Filippo Timi e il regista, che già aveva raccontato nei suoi precedenti doc Prima di tutto (2012) e Tuttinsieme (2020) la propria esperienza di padre e la sua storia (lui e il suo compagno hanno procreato due figli da due mamme consapevoli, “una mamma-pancia”, che li ha tenuti in grembo, e una “mamma-uovo”, donatrice degli ovuli), in questo caso decide di adottare il registro della commedia.

Puccioni lascia dunque volutamente i temi ideologici e politici sullo sfondo (come la legge Cirinnà sulle coppie formate da persone delle stesso sesso o il ddl Zan) e sceglie di mettere al centro il tema della famiglia e dei suoi disastri.

Protagonista assoluto è il giovane sedicenne Leone, interpretato dal bravo Francesco Gheghi (incredibile la sua somiglianza con Tom Holland, attore britannico ormai sulla cresta dell’onda ovvero il celebre Spider Man, ora al cinema con Uncharted).

Ecco, questo piccolo Spider-Man italiano ha ben altri problemi, non deve combattere l’incantesimo dell’oblio, ma lotta ogni giorno contro l’omofobia e i pregiudizi (“mi hanno dato tutta la vita del gay per via dei miei genitori, ma non è una malattia contagiosa”) e per far riconoscere i diritti della sua famiglia.

Una famiglia 2.0 che a ben guardare non è assolutamente diversa da quelle tradizionali. Morale: i legami biologici poco contano, quel che conta è l’amore.

 

Il messaggio non è nuovo (anni fa lo espresse meravigliosamente l’immortale Filumena Marturano nella commedia di Eduardo De Filippo: “I figli so’ tutti uguali, e sai che so? So’ piezz’e core”), ma il tema (anche a livello legislativo) è ancora molto conflittuale.

E di certo contemporaneo. Sebbene sviluppato in modo molto semplice, la chiave leggera è quella giusta per farlo arrivare al grande pubblico, compresi i millenials. Un modo per rendere questo filo non invisibile. Anzi.

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