Il buco

Esperimento sociale che è (facile) metafora dei nostri tempi. L’opera prima di Galder Gaztelu-Urrutia si fa vedere, ma non tramortisce. Su Netflix

30 Marzo 2020
3/5
Il buco
Il buco

Il risveglio di Goreng non è dei migliori. Su una branda in una cella e in coabitazione con un anziano a dir poco ambiguo.

Un piccolo lavabo e un minuscolo gabinetto l’unico arredamento presente. A dividere i due prigionieri, al centro della stanza, un enorme buco.

È l’incipit di El hoyo (Il buco, appunto), opera prima dello spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia, a metà strada tra l’horror e la fantascienza distopica. E metafora (molto facile, va detto) che trova sponda “felice” con la realtà che stiamo vivendo in questo periodo.

Non a caso il titolo internazionale è The Platform: sì, perché proprio quel buco in mezzo alla cella, una volta al giorno, ospita la discesa di una piattaforma che “unisce”, solo per pochi minuti, i prigionieri di questa infinita galera verticale.

Ogni piano è numerato e i due compagni di cella ogni mese vengono spostati da un livello all’altro in maniera casuale.

Tavola imbandita al piano 0, lì dove viene preparata con cura minuziosa da chef che nessuno può vedere, la piattaforma inizia la sua lenta discesa verso gli inferi di un’umanità destinata alle peggiori aberrazioni ferine.

Ai piani più alti ci si abbuffa, ai piani più bassi non resta che mangiare gli avanzi dei piani superiori: centinaia e centinaia di numeri dopo, però, si muore di fame.

Goreng, finito lì per scelta volontaria (sei mesi per “provare a smettere di fumare”) capirà solo allora perché il suo compagno di cella ha portato con sé un affilato coltello. Perché sì, nella “fossa”, ogni prigioniero può portare con sé un oggetto a scelta. E il Don Chisciotte dell’inconsapevole Goreng, alla lunga, potrebbe non rivelarsi l’arma più appropriata con cui difendersi.

Deriva estrema e claustrofobica del prison-movie, debitore di altri film-esperimento come l’anagrammatico Il cubo, Il buco mischia intrattenimento animale a riflessione politica e sociologica (cosa accadrebbe se ai piani alti evitassero di abbuffarsi per garantire a tutti il minimo sostentamento?), ha dalla sua il ritmo e la suspense, tiene desta la curiosità dello spettatore ma tradisce qualche plot-twist inverosimile e qualche falla di troppo nel meccanismo generale.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy