Non è la prima volta che al cinema si ironizza sul tema delle pompe funebri. Dalla black comedy in stile anglosassone sul becchino Pinuccio Lovero di Pippo Mezzapesa al Marcello Santilli interpretato da Enrico Brignano in Ci Vediamo domani: lo spunto del nuovo film di Claudio Amendola non è originale. E neanche la comicità tipicamente romana, come quella di Brignano.

Ci sono però varie differenze rispetto ai precedenti: in primis, questa volta, non vi è un solo becchino, ma ci sono tanti Cassamortari, interpretati da Massimo Ghini, Lucia Ocone, Gian Marco Tognazzi e Alessandro Sperduti. Quattro fratelli che compongono la famiglia Pasti e che da generazioni gestiscono un’agenzia di pompe funebri con il motto: “Tutti devono morì, ma in pochi ce guadagnano”.

Un guadagno ancora più alto quando si tratta del funerale di un famosissimo cantante, interpretato da Piero Pelù, per la prima volta sul grande schermo, escludendo il breve cameo ne L’agenzia dei bugiardi di Volfango De Biasi nel 2019.

E poi, a differenza degli altri film a tema pompe funebri, qui in campo ci sono anche altri argomenti: dai social all’attaccamento al denaro fino all’ipocrisia. Nato da un’idea dello stesso Amendola e di sua moglie Francesca Neri, questo film sarebbe dovuto uscire molto tempo fa (già nel 2020 era pronto), poi, causa pandemia, l’uscita al cinema è stata rimandata e alla fine è disponibile direttamente su piattaforma (Prime Video).

 

Poco male, perché è un film non solo nato sul divano, ma da divano. Insomma, va più che bene vederlo a casa. E non sul grande schermo. Sebbene sia un film corale, e sono queste le storie che Amendola predilige (vedi gli altri suoi film da regista come La mossa del pinguino e Il permesso-48 ore fuori) la visione è individuale e non solo quella dello spettatore.

I vari personaggi non si amalgamano l’uno con l’altro, rimanendo ognuno un mondo a sé stante, poco sviluppato e rischiando di rimanere delle semplici macchiette: dalla mangiatrice di vedovi (Ocone) al mago della tanatoestetica (colui che trucca i cadaveri e parla solo con i morti e non con i vivi, interpretato da Gian Marco Tognazzi)  fino all’avaro (Ghini). Pochissime risate e il rischio concreto di essere un film tanatoestetico che parla sì con i vivi, al contrario del personaggio di Tognazzi, ma non dice niente.