Hotel Transylvania 2

Altro che Twilight, i vampiri ritrovano canini e animazione: il sequel guarda alla famiglia, e... non perdona

6 Ottobre 2015
3,5/5
Hotel Transylvania 2
Hotel Transylvania 2

Si fa presto a dire Dracula. O, meglio, non è più la stessa cosa: non che i canini si siano spuntati, e il sangue non si spilli più, ma come ogni mito anche quello del vampiro stenta in epoca Millennial. Badate, non perché sia plurisecolare, ma perché i vari Twilight, True Blood e compagnia cariata hanno fatto più danni di una corona d’aglio.

Grazie a Dio, è arrivato Hotel Transylvania a ridar nuova linfa, pardon, plasma al vampire film: nel 2012 quasi 360 milioni di dollari rastrellati nel mondo, con buona accoglienza critica. Alla regia ancora il moscovita Genndy Tartakovsky, alla scrittura con Robert Smigel Adam Sandler (è la cosa migliore che hai fatto da anni, Adam), ora è tempo di Hotel Transylvania 2, che dal 26 settembre a oggi ha già messo in cascina, tra States e resto del mondo, 150 milioni e qualche record stelle & strisce.

Non male, e c’è da capire: il film funziona, contribuendo a eleggere il 2015 quale anno santo dell’animazione sia per incassi, Minions e Inside Out, che per qualità Inside Out e basta. Troviamo il buon Drac, da noi ancora con la voce di Bisio (negli USA Sandler), alle prese con più di un problema, anzi, uno solo: pazienza se l’Hotel ha aperto le porte anche agli umani; pazienza se la sua adorata figliola 125enne Mavis (Cristiana Capotondi) ha sposato l’umano troppo umano Johnny; ma come la mettiamo con un nipotino, l’adorabile e rossocapelluto Dennis, che di vampiresco pare non avere nulla?

Dracula non demorde e, mentre Mavis e Johnny vanno in gita studio a Santa Cruz, architetta il piano formativo: accompagnato da Frank(enstein), Murray la Mummia, Wayne il lupo mannaro e Griffin l’uomo invisibile, “iscriverà” Dennys a un corso di formazione per mostri… Non bastasse, il nostro Drac si deve guardare le spalle: il padre Vlad (Paolo Villaggio) ha organizzato una riunione di famiglia…

Mostruose, e dotte, (ec)citazioni per gli adulti, fluidità di racconto e tenerezza di tratto per i piccini, il sequel gareggia in qualità con l’originale, di cui amplifica la connotazione family e l’aspetto educativo con una trama che inneggia all’integrazione, alla diluizione del conflitto noi (vampiri) / loro (umani) nel nome del bene comune – si sa, un nipotino aiuta. I mostri di contorno ci danno dentro nonostante gli spazi di manovra esigui, il passo a due Drac / Mav ha battiti indovinati, l’Hotel ancora delle camere libere: approfittatene, con prole al seguito.

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