Gli amori di Anaïs

L'esordiente Charline Bourgeois-Tacquet fa l'amore con l'esprit du temps: film a modino, perfettino, omogeneizzato

27 Aprile 2022
2,5/5
Gli amori di Anaïs

Trent’anni, inoccupata a geometrie variabili, Anaïs (Anaïs Demoustier) vive in un appartamento al di sopra delle sue possibilità e corre. Sopra tutto, corre. Sempre e comunque, corre, lasciandosi dietro preoccupazioni, fidanzato e altri disastri, ma non il futuro. Che si chiama Daniel (Denis Podalydès), un maturo editore che s’innamora subitaneamente di lei. Ma Daniel per Anaïs non sarà un approdo, bensì una tappa verso la di lui moglie Emilie (Valeria Bruni Tedeschi), affascinante scrittrice per cui proverà qualcosa di inedito e assoluto. Giovane donna irrequieta incontra matura donna posata: e che succederà?

È Gli amori di Anaïs (Les amours d’Anaïs), esordio alla regia della francese classe 1986 Charline Bourgeois-Tacquet, già premiata cortista. Anche sceneggiatrice, ha potuto contare su un cast di prima grandezza, nonché Enrico Piovani alle – belle – musiche: la fattura se non pregevole, è irreprensibile, dell’opera prima c’è l’ariosità, la leggerezza, al più un’indole acerba, ma non pecche formali –  a parte qualche afasia del copione – né smagliature stilistiche.

C’è però il rischio, malgrado la bella Anaïs (che bella coppia forma nella vita con Jérémie Elkaïm, già compagno di Valérie Donzelli) che sgambetta identitaria, e financo simbolica, del femminile – del femminismo? – qui e ora, di un certa leziosità, di un women’s empowerment più sussiegoso e benpensante che screanzato e radicale, insomma di una certa programmaticità con risvolti omoerotici.

Vai a capire, se dietro il bon ton risieda un incipiente cinema de mammà o, più modestamente, la prima metà del cognome della cara Charline, però l’épater è molto compitino, molto a modino.

Per carità, processare le intenzioni è disdicevole, epperò se si fanno impressioni, ed espressioni, su schermo è lecito: Les amours d’Anaïs segnala una ideologica omologazione all’esprit du temps che diviene omogeneizzazione poetica, copia difforme, ma solo nel genere, di molti déjà-vu. Qualcosa di cavalleresco, di femminilmente cavalleresco. Avoja a trottà, Anaïs.

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