Free – Liberi

La terza età on the road nella commedia “positiva” di Fabrizio Maria Cortese. Un po’ troppa la carne al fuoco, ma la vitalità è innegabile. In VOD

26 Febbraio 2021
2/5
Free – Liberi
Sandra Milo e Antonio Catania in Free - Liberi

È vero che gli anziani appartengono alla così detta terza età. Ma in qualsiasi momento della propria vita ciascuno di noi è come un bambino “con la propria magica imprevedibilità”. Ecco, Free – Liberi, opera seconda di Fabrizio Maria Cortese, ci ricorda questo e ci racconta la bellezza dell’essere anziani con i propri sogni da realizzare.

Annoiati dalla quotidianità, cinque ospiti di una casa di riposo decidono di fuggire da Roma verso la Puglia, pronti a sentirsi liberi e vivi nel corso di questo viaggio. A interpretarli vi sono Ivano Marescotti, Enzo Salvi e Corinne Clery e Sandra Milo, queste ultime nei ruoli di un’ex cantante cardiopatica e di una donna alla ricerca del suo grande amore perduto, Dragomir (Antonio Catania), creduto morto, ma in realtà nascosto da anni nel Salento. Nel cast anche Babak Karimi, Marco Marzocca, Sergio Friscia, Tullio Solenghi, Shalana Santana e Erika Blanc.

Accanto alla storia principale vi è anche quella di un vecchio cinema di un paesino pugliese che da anni proietta sempre lo stesso film, Da qui all’eternità, che rischia la chiusura perché mancano i soldi per adeguarlo al digitale.

Questa commedia non sarà un capolavoro (un po’ troppa la carne al fuoco), ma ha il merito di mostrarci i desideri che animano le persone in là con gli anni (“davanti a un sogno non c’è vecchiaia che tenga”) e di portare una ventata di ottimismo e speranza per il futuro e per la ripartenza del cinema dopo i mesi di lockdown. Un messaggio positivo che è quel che più serve in un momento storico nel quale le RSA (nel film sono presenti anche molte persone provenienti dalla casa di riposo dell’Opera Don Guanella) sono state al centro dell’attenzione mediatica per le tragiche conseguenze della pandemia (in realtà questi posti, come ricorda il prete interpretato da Solenghi, “non sono carceri, ma luoghi di serenità”).

L’importante insomma è non smettere di credere nei sogni, nella vita e, last but not least, nella sala cinematografica.

Corinne Clery in una scena del film

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