Finalmente la felicità

Sotto l'albero, Leonardo Pieraccioni fa il "comico" in un film non comico: a quando la svolta?

15 Dicembre 2011
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Finalmente la felicità
Leonardo Pieraccioni: Finalmente la felicità

Professore di musica a Lucca, Benedetto (Pieraccioni) viene chiamato alla trasmissione di Maria De Filippi “C’è posta per te” e scopre che la mamma scomparsa da poco gli ha lasciato in eredità una bellissima brasiliana adottata a distanza, Luna (Ariadna Romero). E’ il coup de théatre della nuova commedia diretta e interpretata da Leonardo Pieraccioni, prodotta da Levante e Medusa e sotto l’albero con la controllata Mediaset: Finalmente la felicità.
Soggetto scritto con l’amico Domenico Costanzo e Giovanni Veronesi, che co-firma anche la sceneggiatura, può contare anche su Rocco Papaleo, il fraterno amico di Benedetto Sandrino; Thyago Alves, che nei panni di Jesus contenderà a Benedetto la stupenda Luna; l’ex di Benedetto Michela Andreozzi, Massimo Ceccherini in cammeo psichiatrico e il compositore Andrea Buscemi, mentre le vere musiche del film sono composte da Gianluca Sibaldi, che omaggia Ennio Morricone.
Fin qui cast, crew e sinossi, ma è davvero felicità? Insomma, Pieraccioni, alla decima prova sul grande schermo, non sconfessa il buonismo di fondo e, rispetto a Io & Marilyn, non è più depresso: né lui né – crediamo – l’abituale co-sceneggiatore Veronesi. Eppure, quel che non cambia è il divario netto, addirittura fragoroso tra il Pieraccioni oratore (leggi conferenza stampa) e il Pieraccioni regista e attore: il primo è sinceramente comico, finanche spassoso, viceversa, la sua copia su schermo è poco conforme, poco ilare e persino permeabile alla noia.
Qualcosa non va, e il peccato è anche di auto-percezione: Pieraccioni parla di film comico, e ci crede, ma la realtà è un’altra, e si vede  a occhio nudo. Il genere, almeno, il registro ridanciano viene per terzo, dietro il romantico e il brillante – accezioni eterodosse, beninteso – perché tempo, ritmi e snodi sono indifferenti se non contrari al comico, salvo qualche gag d’antan e qualche battuta a buon segno. Non solo, il personaggio di Rocco Papaleo, sulle cui spalle intenzionalmente si dovrebbe reggere la vis comica, è il meno riuscito del film e della recente filmografia dell’attore lucano: semplicemente, non va, e nemmeno fa tenerezza.
E’ la spia più scoperta dell’involuzione comica di Pieraccioni, che non si limita a “debilitare” Leo, bensì contagia chi gli sta intorno: Papaleo, ma anche la Andreozzi e Maurizio Battista. Viceversa, la Romero fa la sua parte: non è solo il “love interest” di Benedetto, avvenente, esotico e “della porta accanto” secondo tradizione, ma una bella scoperta.
Comunque, non tutto il male vien per nuocere, nemmeno per il Leonardo nazionale: il dialogo surreale e malinconico tra il suo Benedetto e il ladro acrobata è la meglio cosa del film. Ovvero, quella che ci restituisce il Pieraccioni hic et nunc: non più il comico buonista e ridanciano degli albori, non più il frainteso comico buonista e ridanciano di supposti epigoni comici quali Finalmente la felicità, ma un “comico – non comico” lieve, nonsense e un filo dolente. A quando un intero film a tema?

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