Figlia mia

Deludente opera seconda per la Laura Bispuri di Vergine giurata: Valeria Golino e Alba Rohrwacher inverosimili. In Concorso a Berlino

18 febbraio 2018
2/5
Figlia mia

Figlia mia è l’opera seconda di Laura Bispuri, in cui ritroviamo un po’ di quel che scrivemmo per l’esordio Vergine giurata del 2015: “tallonamento fisico, empatico e partecipante di Alba Rohrwacher”, “un occhio antropologico e l’altro di gender”, “una mancanza di radicalità poetica più che stilistica, uno scioglimento più agevole del previsto”.

Stavolta, però, è decisamente peggio: Figlia mia è un film non riuscito, che denunciando le abituali difficoltà dell’opera seconda stigmatizza un gravoso problema di verosimiglianza e autenticità.

La storia è quella di Vittoria (Sara Casu), che a dieci anni scopre di avere due madri: “l’amorevole” Tina (Valeria Golino) e “la fragile” Angelica (Rohrwacher), che poi è quella biologica. Siamo in Sardegna (Cabras e dintorni), tra bottarga ed emarginazione, che interessa in primis Angelica: sentimentalmente labile, sessualmente disinvolta, esistenzialmente uno sfascio, cerca di salvare la baracca, e i puledri, dallo sfratto, tra una birretta e la sorveglianza di un’azienda ittica.

L’alcolismo è macchiettistico, la scenografia del disagio pure, Angelica è una dropout acqua, sapone, mollettone e buoni sentimenti, ovvero la Rohrwacher non è credibile, per tacere della Golino: ma prendere due attrici sarde, per iniziare? La Golino è anche meno verosimile: pensi che con quel marito (il nostrano Michele Carboni) non ci starebbe mai, e che è costantemente troppo bella, troppo levigata e troppo pettinata per la parte. Insomma, sono sempre Alba e Valeria, mai Tina e Angelica.

Venendo alla poetica, il film dissimula e/o equivoca la prosecuzione di un impasse materno-filiale per crescita, e la “svolta” è qualcosa di talmente puerile e scoperto da (farci) arrossire: la piccola Vittoria entra ed esce da una spaccatura nella roccia che, ci fanno intendere Bispuri e la co-sceneggiatrice Francesca Manieri, va letta quale vagina. Quindi, un ritorno in utero per una nuova nascita simbolica con due madri, capito la sottile metafora? Dove andremo a finire, Figlia mia

PS Ma Udo Kier era lì in vacanza?

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