Feathers

In concorso al TFF39 viene presentato uno dei migliori ritratti femminili di questo 2021. Ottimo esordio di Omar El Zohairy, in un film sospeso tra magia e realtà

1 Dicembre 2021
3,5/5
Feathers

L’attacco al patriarcato questa volta ha tinte surreali. La donna al centro, ormai sugli schermi di tutto il mondo. Anche in Egitto, con Feathers. L’obiettivo è condannare una società maschilista, che non riconosce i diritti femminili e punta a soggiogare, invece di costruire rapporti paritari.

L’esordiente Omar El Zohairy utilizza una regia rigorosa, senza dimenticare l’ironia. Nel descrivere il dramma di un Paese ancorato a vecchi retaggi sfrutta i canoni della commedia nera per sensibilizzare sull’uguaglianza mai raggiunta. Il padre padrone detta le regole, la moglie esegue passivamente. Fino a quando succede l’incredibile: un mago trasforma l’uomo in un pollo.

L’animale non viene scelto a caso. Attraverso la sua figura si sminuisce il potere, si cancella l’arroganza, e si manda un messaggio chiaro a chi pensa che nulla possa cambiare. Il regista descrive la vicenda con serietà, evita le soluzioni facili. La protagonista deve trovare il modo di mantenere la famiglia, di mostrarsi indipendente. Il suo percorso è coraggioso, serrato. E la battaglia passa anche attraverso le immagini.

La macchina da presa si muove poco, Omar El Zohairy predilige inquadrature statiche e campi lunghi. Non nasconde la violenza, la disperazione, e ci si accosta con rispetto. La sua eroina ha tratti bressoniani, a volte potrebbe ricordare l’asinello di Au hasard Balthasar. Subisce senza reagire, tiene gli occhi bassi. Si carica sulle spalle il dolore di chi non trova la propria voce, ma piano piano inizia a rialzare la testa.

Il film si muove tra magia e realtà, soffermandosi sulle problematiche sociali del nostro tempo. Non è un comizio, ma una quieta presa di coscienza. Si inserisce nei ritratti femminili più belli del 2021, specialmente pensando a una cinematografia che non si lascia influenzare da #metoo e altre rivoluzioni culturali, a un mondo dove anche l’accesso ai social è materia di scontro.

Le sequenze sono spesso dilatate, sottolineano l’immobilità dell’animo e di chi lo governa. Le azioni si ripetono senza scampo. È una prigione fatta di piccoli gesti, di paure quotidiane non risolte, in uno spaccato doloroso da cui si può uscire solo attraverso una rinnovata umanità. Feathers ha vinto a Cannes la Semaine de la Critique, e adesso è in concorso al Torino Film Festival. Distribuito da Wanted Cinema.

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