Eddie the Eagle

La vera storia romanzata di un eroe sportivo d'altri tempi. Gradevole

1 Giugno 2016
3/5
Eddie the Eagle
Eddie the Eagle

Nel cinema inglese esiste ormai un genere che molti cercando di copiare nel mondo, ma con poco successo. Si tratta del film “alla Billy Elliot”, ovvero come contro ogni avversità è possibile realizzare un sogno apparentemente impossibile. Ne abbiamo visti molti in questi anni, dal James Corden improbabile cantante lirico in One Chance a Joel Edgerton che salva la fabbrica di scarpe di famiglia in Kinky Boots.

Adesso è giunto il momento di raccontare la parabola di un vero eroe dello sport anglosassone, Michael Edwards, detto Eddie the Eagle, da cui il titolo del film diretto da Dexter Fletcher, noto ai più come attore per Guy Ritchie in Lock & Stock.

Il team è sempre quello, con Matthew Vaughn che produce e con il suo pupillo Taron Egerton, già protagonista di Kingsman, nei panni di questo pazzo inglese che aveva come unico sogno quello di partecipare alle Olimpiadi. Ci riuscirà, gettandosi da un trampolino con gli sci a Calgary ’88 ed entrando nella storia dei cinque cerchi soprattutto per la sua simpatia e scelleratezza.

Un personaggio che si meritava un film fatto di buoni sentimenti e tante speranze, sebbene più che un biopic siamo dalle parti della commedia. Impossibile non pensare ai quattro giamaicani bobbisti di Cool Runnings (anche loro Calgary ’88, strane Olimpiadi…), dato che la struttura del film e il modo in cui è stata romanzata la vita di Edwards sono molto simili. Un allenatore sui generis, in questo caso Hugh Jackman, attrezzature arrangiate, tanta creatività e un cuore da vendere.
Risultato: un film gradevole con un messaggio sempre valido, ovvero che non esiste traguardo che non si possa tagliare se lo si desidera davvero.

Nonostante il ritmo altalenante e la sceneggiatura pencolante, la storia di Eddie si lascia piacevolmente guardare e alla fine se ne esce con un bel sorriso e un po’ più di fiducia nella vita. Purtroppo è un effetto quasi placebo che si dimentica troppo facilmente. Tranne che per il cameo di Christopher Walken, ovviamente. Lui è sempre sul gradino più alto del podio.

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