Dove eravamo rimasti

Meryl Streep abbraccia figlia e chitarra elettrica in una godibile (e abbastanza prevedibile) commedia familiare. Firmata da Jonathan Demme

6 Agosto 2015
3,5/5
Dove eravamo rimasti

Questa volta Meryl Streep abbraccia una chitarra elettrica, si aggira per alcuni locali sgangherati – come lei, dopotutto – dei sobborghi di Los Angeles – siamo a San Fernando Valley -, è sempre vestita di nero, da vera rockstar, pure l’acconciatura e il trucco richiamano certe tendenze hippie anni 70, e di giorno lavora alla cassa di un supermarket. Si trova però costretta, suo malgrado, ad affrontare vecchie questioni di famiglia e riflettere sui molti errori fatti quando da Indianapolis riceve una telefonata di aiuto per la figlia Julie – abbandonata, ha tentato il suicidio -, curiosamente interpretata da Mamie Gummer, nella vita la vera figlia dell’attrice. Riuscirà, la chitarrista âgée, a dipanare i complessi squilibri familiari con il suo amore di mamma ritrovato e una commossa lacrima, adottando le parole di Bruce Springsteen mentre, nel finale, canta commossa My Love Will Not Let You Down, una delle tante canzoni del film cui la Streep volentieri si sottopone.

La grande attrice americana, maga del trasformismo filmico, non si trova più questa volta sull’isoletta greca di Mamma mia, dove intonava le orecchiabili melodie degli Abba: all’età di 66 anni si getta a capofitto, con molta testardaggine e un uso accorto delle corde e dell’estensione vocali, nel personaggio di Ricki Rendazzo, musicista rockettara di mediocre successo e di non eccelsa cultura, dalle idee piuttosto limitate, insensibile ormai ai richiami dell’amore e della passione – infatti, sbeffeggia più volte in pubblico l’altro chitarrista della band innamorato di lei (vera rockstar australiana, Rick Springfield) -, logorata dalla vita e dagli anni, protagonista pressoché assoluta dell’ultimo film di Jonathan Demme Dove eravamo rimasti – al cinema dal 10 settembre – che ieri sera ha aperto il Festival del Film di Locarno nella consueta e pienissima Piazza Grande.

Si tratta di una godibile e abbastanza prevedibile commedia familiare con qualche risvolto drammatico, sceneggiata però da Diablo Cody – l’autrice di Juno e Young Adult – di cui si percepiscono lo stile e soprattutto la sincera adesione a questo tipo di personaggi femminili. Demme – prossimo presidente di Giuria della sezione Orizzonti della Mostra di Venezia – ha realizzato il film, come ha più volte affermato, “per portare sullo schermo una Meryl come non abbiamo mai visto prima, in un personaggio ancora una volta estremo, autentica donna del XXI secolo”. Ma di donne  lei ne ha incontrati di migliori, nella sua inimitabile carriera. Questa volta è combattuta tra il miraggio di un impossibile successo nell’ambiente del rock ‘n’ roll, che l’ha condotta ad abbandonare i tre figli e l’indulgente e bolso ex-marito (Kevin Kline), e le nuove responsabilità precipitate su di lei. Che la porteranno a conquistare l’ultima audience nel luogo che meno ci si aspetta: il matrimonio del figlio. Con scatenata danza generale sui titoli di coda.

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