Detective per caso

Operazione unica e lodevole: disabili quali attori professionisti, ma il thriller non appassiona

18 Marzo 2019
2,5/5
Detective per caso

E’ un’operazione davvero lodevole e unica nel panorama del cinema italiano quella del film Detective per caso. Un progetto innovativo che mette al centro dei disabili non trattando però di disabilità. Gli attori di questa commedia sono infatti dei disabili che interpretano ruoli che generalmente sarebbero svolti da attori affermati. Tutti ragazzi che hanno studiato recitazione e si sono preparati all’accademia L’Arte nel cuore, una Onlus che da tredici anni cerca di dare la possibilità a persone che in molti chiamano “diverse” di esprimersi artisticamente. E soprattutto tutti giovani che ci hanno creduto veramente aldilà dei propri limiti, anzi dimostrando che proprio questi  possono essere superati.

Prima tra tutti, la protagonista Emanuela Annini, una ragazza down di trentadue anni che ha studiato per otto anni all’Accademia e che qui interpreta Giulia, una giovane un po’ goffa e naif che lavora presso l’ufficio oggetti smarriti della stazione sognando di fare la detective fin da quando è piccola. L’occasione arriverà quando suo cugino Piero (interpretato da Alessandro Tiberi) si troverà coinvolto in una rapina dentro una discoteca e lei inizierà ad indagare sull’accaduto perché, come dice la sua eroina, la famosa detective Ramona (Claudia Gerini): “Non c’è niente che una buona indagine non possa risolvere!”. Nel cast c’è anche la fashion blogger Giulia Pinto e altri.

Recitano al fianco dei ragazzi dell’Accademia molti professionisti noti, che li hanno affiancati senza mai togliergli la scena. Per cui, oltre alla già citata Claudia Gerini, ci sono: Lillo, Valerio Mastandrea, Stefano Fresi, Paola Cortellesi, Massimiliano Bruno, Stella Egitto, Rosaria Renna e tanti altri. E c’è anche da sottolineare che tutti hanno partecipato al film gratuitamente.

Insomma, il progetto nato da un’idea di Daniela Alleruzzo, la presidente de L’Arte nel cuore, sostenuto dalla Fondazione Allianz Umanamente e dalla società di produzione Addictive Ideas, è appunto degno di nota, in particolare dal punto di vista sociale, ciononostante ha i suoi limiti. L’opera prima di Giorgio Romano non supera infatti molti ostacoli e non riesce a valicare quelle barriere, che al contrario i ragazzi disabili dimostrano con la loro recitazione come possano essere oltrepassati. Purtroppo il soggetto e la sceneggiatura non convincono e alla fine questo “thriller” low budget, che vorrebbe spostare i confini, non appassiona. Resta però un buon modello per il futuro. Un antesignano che mette in discussione gerarchie e categorie: perché per esempio al cinema bisogna prendere attori normodotati per fare i disabili quando li possono fare direttamente loro o, viceversa, per quale motivo un attore disabile non può interpretare un ruolo di un attore affermato. Il film uscirà nelle sale come evento speciale il 18 e 19 marzo distribuito da Medusa.

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