Cruxman

Il fine benefico non giustifica il mezzo cinematografico: il supereroe cattolico di Filippo Grilli non vola

19 febbraio 2018
1,5/5
Cruxman

Una cittadina, non meglio precisata; un giovane prete, don Beppe (Luigi Vitale, forse la cosa migliore del film); un giustiziere di rosso vestito, pronto a difendere i parrocchiani dalla criminalità. E’ Cruxman diretto da Filippo Grilli, che con la sua GPG Film ha già portato in sala e soprattutto in dvd titoli quali Se voglio essere profumo, La sabbia nelle tasche, KZ. Le caratteristiche sono le medesime: esibita artigianalità, budget risicato (qui 20mila euro) e proventi in beneficenza, stavolta per finanziare due scuole elementari in Costa d’Avorio e Repubblica Centrafricana: l’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana di Milano e il Sermig Fraternità della Speranza di Torino patrocinano.

Le buone notizie, però, finiscono qui. Anzi, no: va dato atto a Grilli e i suoi collaboratori che la scelta del titolo, Cruxman, e il soggetto, un supereroe cattolico, forse addirittura un supereroe sacerdote, non sono da buttare via. Del resto, si veda Black Panther, il superoismo fumettaro può servire qualsiasi (buona) causa, anche se in molte occasioni non c’è da plaudire, giacché semplificazione ed enfatizzazione sono sovente in campo.

Alla nuova avventura della GPG la grandezza del genere di riferimento, e dunque la correlata, insita ambizione, non giova: se già una scansione narrativa farraginosa, e un twist ardito, non bastassero, tutto è raffazzonato, involontariamente umoristico, ineluttabilmente dilettantistico. Le forze dell’odine con la divisa Police, mentre tutto è non dichiaratamente ma evidentemente brianzolo; le magliette con l’accento sbagliato indossate dall’educatore Ape e i ragazzi; i giornalisti, soprattutto quelli tv, che d’accordo la professione non passerà tempi facili né belli, ma qui si esagera; la regia che, dovendo confrontarsi con action ed “effetti speciali”, stigmatizza irrimediabilmente la propria inadeguatezza; i ciak sbagliati inseriti nel finale non sono poi troppo diversi da quelli tenuti buoni; l’elogio della comunità, e dello spirito di corpo (di Cristo), non ben supportato cinematograficamente, ovvero spurio.

Se l’exemplum, citato, di Don Camillo (e dunque Guareschi) è irraggiungibile, anche l’excipit su Charles M. Schultz è fuori luogo, insomma, il fine (beneficenza) non giustifica il mezzo (film). E’ proprio il caso di dirlo, peccato.

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1 Comment on "Cruxman"

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Filippo Grilli
Ospite
Gentile Federico Pontiggia, mi permetto di scrivere una risposta alla Sua recensione, con molta serenità e rinnovando la stima che da sempre nutro sia per Lei, che per il suo lavoro che per Cinematografo.it. Siamo chiari: il critico fa il suo mestiere, cioè critica. E fortunatamente questo è un sacrosanto diritto di ciascuno. Inoltre le critiche, soprattutto se negative, servono a interrogarsi, a chiedersi come migliorarsi. Quindi La ringrazio comunque per ciò che ha scritto. Mi permetto però di provare a spiegare alcuni dettagli importanti, che forse dettagli non sono. Detto che poi un’opera d’arte a ciascuno comunica qualcosa di… Leggi il resto »
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