Chesil Beach – Il segreto di una notte

Dal romanzo di Ian McEwan - qui anche sceneggiatore - la convincente trasposizione di Dominic Cook. Senza voyeurismi, per inquadrare uno spaccato sociale e intimo poco prima della rivoluzione sessuale

14 novembre 2018
3,5/5
Chesil Beach – Il segreto di una notte

Lei è una violinista, ricca, eterea, delicata e all’antica. Lui è uno un po’ rude, qualche volta diventa aggressivo, viene dalla provincia inglese e si è appena laureato in storia con lode. Si conoscono, si fidanzano e poi si sposano, come tradizione vuole. Entrambi arrivano vergini al matrimonio. Ma la grande notte, la prima notte di nozze, non va come dovrebbe andare. Al contrario va in modo “disgustoso”. 

Chesil Beach di Dominic Cook è tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan (2007), sceneggiato anche da lui, e ripercorre attraverso una serie di flashback le tappe della storia d’amore tra questi due giovani, freschi di studi, interpretati dalla bravissima Saoirse Ronan (tre volte candidata all’Oscar per EspiazioneBrooklyn e Lady Bird) e da Billy Howle (Il re fuorileggeDunkirk MotherFatherSon), “figli di un tempo in cui affrontare a voce i problemi sessuali risultava semplicemente impossibile”, come è scritto nelle prime righe del libro.

Ed è proprio quest’impossibilità (era il 1962 e la rivoluzione sessuale stava per arrivare) che emerge prepotentemente nel corso di poche ore durante una cena nella stanza di un alberghetto che affaccia sulla famosa spiaggia di ciottoli di Chesil Beach. Una serata che è il prodromo di quella prima esperienza sessuale tanto sognata, ma allo stesso tempo tanto temuta.  

Zip che si incastrano e si bloccano, mani che anziché piacere provocano solletico, scarpe con lacci che non si sfilano, goffaggine e rigidità: il risultato è disastroso. Non per il film però, e per il regista, che riesce a restituirci, come un attento antropologo, tutto l’imbarazzo e il pudore e l’atmosfera carica di tensione (non certo erotica) che i due protagonisti vivono.

Molto bravi a parole (i “Ti amo” fioccano), ma lontani anni luce dalla passione travolgente del grande amore, tra i due alla fine prevarrà l’umiliazione, la rabbia, gli insulti e la vergogna perché lui si sentirà come un esattore e lei completamente inadeguata.

Senza voyeurismi, Cook ci regala uno spaccato sociale e al tempo stesso intimo, perdendosi un po’ verso il finale del film (loro due anziani con quel trucco posticcio si potevano evitare). 

Solo un anno dopo, nel 1963, con il successo dei Beatles e l’avvento della rivoluzione sessuale che sdoganava il sesso prematrimoniale, le cose tra loro forse sarebbero andate diversamente e magari l’istinto della natura sarebbe prevalso a quel freddo letto incombente dalle tende color rosso.

Quella stessa natura, la spiaggia di Chesil Beach, che si rivela qui l’antitesi della libertà, una prigione a cielo aperto le cui sbarre sono le convenzioni sociali e i tabù dell’epoca: l’Inghilterra degli anni sessanta. Sarebbe bastato un anno in più per dirla come i Beatles: “All my loving, I will send to you. All my loving, darling I’ll be true”.

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