Cattività

Bruno Oliviero segue le attrici della Casa di Reclusione di Vigevano, nell'ambito del progetto "Educarsi alla libertà". Dall'8 marzo su Prime Video

5 Marzo 2021
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I teatri sono chiusi da tempo. E con il Covid abbiamo tutti capito cosa vuol dire essere limitati nella propria libertà. Quella stessa libertà che l’arte insegna. Ora che in un certo senso tutti viviamo in Cattività, questo doc diretto da Bruno Oliviero (dall’8 marzo su Prime Video) ci sembra quasi privo di quei limiti e di quelle costrizioni che invece racconta.

Un percorso di emancipazione avvenuto con le detenute del Reparto di Alta Sicurezza femminile del carcere di Vigevano, attraverso un’esperienza quadriennale di teatro condotta da Mimmo Sorrentino, pluripremiato regista e teorico del teatro partecipato.

Donne di mafia, ‘ndrangheta e camorra che nell’ambito del progetto “Educarsi alla libertà” hanno iniziato a raccontare la loro infanzia e i tragici episodi di sangue a cui hanno assistito; racconti che poi sono diventati testi teatrali (“Ho scritto ciò che hanno detto e che non sapevano di avere detto”), nei quali ognuna recita la parte di un’altra e che poi sono stati rappresentati nelle aule magne di molte università italiane e nei teatri stabili, grazie a un’estensione del permesso di necessità con scorta previsto dal codice di procedura penale per motivi di salute o di lutto.

 

Un progetto importante come hanno sottolineato sia Nando Dalla Chiesa, uno dei maggiori esperti di criminalità organizzata (“Il valore di questo progetto è incalcolabile perché queste donne, anche se non denunciano, non tradiscono, possono diventare un fatto esemplare per il paese”), sia lo psicoanalista Massimo Recalcati (“Ho visto quando eravate bambine rispetto al padre, figlie rispetto alle madri, poi madri rispetto alle figlie ed eravate una preghiera”) e del quale, oggi ancora di più (con i teatri chiusi e con l’impossibilità di fare qualsiasi tipo di laboratorio), capiamo bene l’importanza e il valore. soprattutto per il suo potere catartico: un dolore che diventa condiviso e un’emozione che unisce tutte.

Purtroppo la potenza del messaggio arriva solo in parte perdendosi nell’alternarsi dei diversi spezzoni, tra le giornate di queste donne una volta uscite dal carcere e i vari spettacoli, e il loro stesso processo di cambiamento non viene poi così tanto messo in luce.

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