Brokeback Mountain

La passione sofferta tra due cowboy per il Leone d'oro di Ang Lee. Con grandi attori ma anche debolezze

20 Gennaio 2006
Brokeback Mountain
Brokeback Mountain

Si chiude con la cartolina che ritrae la Brokeback Mountain il nuovo film di Ang Lee vincitore del Leone d’oro alla 62esima Mostra di Venezia. Un’immagine, due parole smozzicate e due camicie, quelle di Ennis Del Mar (Heath Ledger) e Jack Twist (Jake Gyllenhaal) assunti come pastori dal rancher Joe Aguirre (Randy Quaid) nel Wyoming anni ’60. Una passione silenziata dal contesto sociale e sofferta dai due cowboy, costretti a un’eterosessualità di facciata, con moglie e figli a carico. La loro relazione è passaggio dalla coatta eterosessualità cittadina alla libera omosessualità tra i boschi e i pascoli di Brokeback. Due cuori e una tenda, dunque, con fagioli in scatola d’ordinanza, ubriacature di whiskey, scatti d’ira e schermaglie amorose. L’apparenza è dura, la sostanza dolce, ma senza futuro. I segreti di Brokeback Mountain ha negli interpreti il punto di forza: il remissivo e pervicace Gyllenhaal, il rude e fragile Ledger, protagonisti di una recitazione calibrata e simpatetica, con battute a denti stretti e lacrime ad occhi chiusi. Vi è poi la perizia nel girare di Ang Lee, con una camera mobilissima che tallona i passi appaiati dei cowboys e sale e scende sui declivi del paesaggio naturale e di quello antropologico. Ma vi sono anche debolezze. In primis, è irrisolta la transizione tra omosessualità quale conseguenza dell’amicizia tra i due (ovvero privata, circoscritta alla coppia) e l’omosessualità indifferente all'”oggetto” (Jack Twist che cerca partner occasionali oltre confine in Messico). E colpevolmente indispensabile – pur drammaticamente invocato dal milieu – l’epilogo violento: altrimenti il film non saprebbe come chiudersi. Rimane l’amore, ma nella cornice della cartolina di chiusura, quella che Jack spedisce a Ennis per programmare i loro sporadici rendez-vous. I due che Cavalcarono insieme in chiave antirazzista per Ford si dirigono in Lee verso l’eteroaccettazione della propria omosessualità. A denti stretti. A denti rotti. Da una società omofobica. Altro discorso merita Ang Lee. Che si conferma talentuoso regista, ma non autore nel senso tradizionale del termine, ovvero detentore di una poetica e di uno stile. Con pregevoli assoli in repertorio (Brokeback Mountain è con Ragione e sentimento uno di questi), ma incapace di garantirsi/ci una continuità poetico-formale. Basti considerare i suoi tre ultimi film prima di Brokeback Mountain:  Hulk (2003), La tigre e il dragone (2000), Cavalcando con il diavolo (1999).

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