Book Club – Tutto può succedere

Lo script è banale, ma battute ed episodi divertenti ne alleviano lo sviluppo. Anche grazie a quattro grandi protagoniste

4 Aprile 2019
2,5/5
Book Club – Tutto può succedere

Quattro gigantesse di Hollywood sono calate in un microcosmo losangelino á la Nancy Meyers quando piove loro in grembo 50 sfumature di grigio: è la più audace Jane Fonda-Vivian (ricchissima proprietaria di un albergo di lusso che rifiuta legami sentimentali duraturi, preferendo avventure sessuali senza impegno) a proporlo come lettura del mese per il loro club del libro.

Diane Keaton, Candice Bergen, Mary Steenburgen e Jane Fonda, ciascuna con il suo personaggio diversamente stereotipato, si ritrovano periodicamente in bei salotti ordinati per discutere di libri, ma è con in mente le avventure di Mr. Grey e signora che cominciano a riflettere sulle loro vite sentimentali e sessuali, o meglio sulla loro mancanza.

Accolta la proposta di Vivian dopo lo scetticismo iniziale, le quattro amiche si trovano inaspettatamente incollate alle pagine ma soprattutto risucchiate in un mondo pieno di possibilità che non si vergognano a reclamare come loro, nonostante l’età.

E così Diane (Keaton), rimasta vedova da poco, complice quel guizzo di grinta in più datole dalle 50 sfumature, si lancia in una love story con un bel pilota d’aerei (Andy Garcia), lei che odia volare, in barba alle ansie delle figlie (Alicia Silverstone e Katie Aselton), che la vorrebbero tranquilla e sorvegliata in un seminterrato con pavimenti antiscivolo in Arizona. Sharon (Candice Bergen), autorevole giudice federale dall’apparenza seriosa (in realtà sarà proprio lei con il suo irresistibile aplomb ad animare alcuni tra i momenti più esilaranti del film), a diciotto anni dal suo divorzio (e dall’ultimo contatto con un uomo) spinta dalle amiche decide di gettarsi nell’online dating… con insperato successo.

Vivian, ça va sans dire, rincontrerà l’uomo che le ha rubato il cuore quarant’anni prima (Don Johnson) e dovrà imparare a cedere al richiamo dell’amore vero; mentre Carol (Mary Steenburgen), l’unica sposata delle quattro amiche, è alle prese con un matrimonio da riavviare, in un momento in cui il marito recentemente pensionato (Craig T. Nelson) sembra pensare solo a riavviare la sua vecchia moto.

Così, seguendo una sceneggiatura banale ma impreziosita da una raffica di battute e episodi divertenti, le quattro protagoniste procedono inesorabilmente ciascuna verso il proprio destino amoroso. Le quattro vicende scorrono parallele, inframmezzate dalle riunioni delle amiche – che nel frattempo si sono appassionate all’intera trilogia di 50 sfumature, un po’per trarre ispirazione un po’per consolarsi – e giungono a conclusioni più o meno brillanti.

La prevedibilità della vicenda non sottrae nulla al talento e alla scintilla che quattro Signore del cinema riescono a portare sullo schermo: brave, belle e ironiche co-protagoniste di un film che si concentra sulla vita di donne ultrasessantenni senza pietismi né acide invidie nei confronti delle giovani generazioni.

Eppure al film manca qualcosa, una scanzonatura meno patinata e più risqué, un maggiore sviluppo della trama, una legatura tra quattro vicende differenti: ciò che, invece, era riuscito meglio a sei signore inglesi in Calendar Girls. Al netto di una sceneggiatura perfettibile, è sempre bello però vedere sullo schermo storie (romantiche!) che non riguardano solamente giovani e giovanissimi, ma fanno spazio a stelle mature che hanno ancora tanta luce da regalare.

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