Blackbird – L’ultimo abbraccio

Gruppo di famiglia in un interno: Susan Sarandon e Kate Winslet sono madre e figlia nel penultimo film del compianto Roger Michell. Commovente, ma niente di originale. Su Sky

28 Settembre 2021
2,5/5
Blackbird – L’ultimo abbraccio
Blackbird

Arrivato in Italia con due anni di ritardo (su Sky), Blackbird – L’ultimo abbraccio è il penultimo film di Roger Michell, solido regista sudafricano ma britannico d’adozione, celebre per aver diretto una delle più amate romcom degli ultimi decenni (Notting Hill) e recentemente scomparso all’età di 65 anni.

Considerato il lutto, la storia di questo film assume contorni più commoventi del previsto. Perché Blackbird, infatti, racconta una riunione di famiglia organizzata da una donna (la sempre splendida Susan Sarandon) che, affetta da una malattia degenerativa, ha deciso di comunicare ad amici e parenti l’importante decisione che ha preso insieme all’adorato marito (Sam Neil).

In campo ci sono due figlie, l’una (Kate Winslet) infiacchita dalla routine coniugale (il marito è Rainn Wilson) e con figlio adolescente alla ricerca di conferme (Anson Boon), e l’altra (Mia Wasikowska) in perenne conflitto con i congiunti e nuovo compagno portato in casa (Bex Taylor-Klaus). E c’è anche una storica amica di famiglia (Lindsay Duncan), presenza costante da oltre cinquant’anni.

Pur essendo il remake del danese Silent Heart di Christian Torpe, è difficile trovare qualcosa di più americano di un gruppo di famiglia disfunzionale che si chiude in un interno – possibilmente lontano dalla città – per fare i conti con il passato, vomitarsi addosso verità nascoste, mangiare tacchini ripieni, disseppellire i ricordi, fare pace e sperare nel futuro.

L’adattamento è conforme all’orizzonte culturale, la carne al fuoco è tanta (matrimoni in crisi, contrasti tra genitori e figli, fluidità sessuale, repressione contro libertà, autonomia nel decidere come vivere dunque morire, eutanasia…) e il tentativo di camminare in equilibrio tra commedia e dramma decade di fronte alla difficoltà nel trovare un tono consono al clima dolente.

Niente di particolarmente originale, tutto però orchestrato con professionalità e sensibilità. Il meglio lo danno Sarandon e Neil, così maturi e dolenti nel tratteggiare la potenza di un amore attraverso silenzi pieni di ricordi indelebili e struggente nostalgia del futuro.

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