Black 47

Lance Daly ci riporta nell'Irlanda di metà Ottocento. Con un western dall'impianto suggestivo ma dal plot abbastanza scontato, a Berlino 68

21 febbraio 2018
3/5
Black 47

Al concorso della Berlinale un altro western, dopo Damsel dei fratelli Zellner, porta la lotta tra i sessi nel genere cinematografico rimasto ultimo baluardo del mito maschile.

Black 47 di Lance Daly è la variante irlandese di questa trasformazione del mito. Il film è ambientato durante la spaventosa carestia del 1847 in Irlanda causata da una malattia delle patate. Alla fine di quell’anno un milione di persone erano morte e un altro milione sarebbe emigrato in America nel biennio successivo.

 

Il soldato Feeney (James Frecheville), in servizio per la corona britannica in Afghanistan, è tornato da disertore nel suo paese. Durante la sua assenza un fratello è stato impiccato, la madre e la sorella sono morte di fame.

Con immagini dalla luminosità impressionante Black 47  inonda di luce la miseria sulla quale i coloni inglesi governano con pugno di ferro senza voler vedere.  Tra Rambo e Michael Kohlhaas, il personaggio del soldato prende le sembianze del vendicatore. Che di omicidio in omicidio arriva fino al castello del conte padrone della contea di Connemara, una delle più belle dell’Irlanda occidentale.

Paesaggi  che Daly traforma in una prateria dell’orrore davvero efficace. Agonia, dolore, rabbia sono gli ingredienti messi in scena coerentemente in questo western riuscito e diverso. Non sono i dialoghi a raccontare la lotta per la sopravvivenza, ma gli sguardi profondi dei personaggi. Purtroppo tutta questa coerenza narrativa rende alla fine il plot un po’ troppo prevedibile. Un’occasione perduta.

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