Between Two Worlds

Emmanuel Carrère porta sullo schermo il romanzo-verità di Florence Aubenas. Con Juliette Binoche ancora una volta sospesa tra l'essere e il recitare, alla Quinzaine di Cannes 74

7 Luglio 2021
3/5
Between Two Worlds
Between Two Worlds - Ouistreham - cr. Christine-Tamalet

Uno scrittore che porta sullo schermo il libro di un’altra scrittrice. Per la sua terza regia cinematografica, la seconda di un film di finzione sedici anni dopo L’amore sospetto (La moustache), Emmanuel Carrère adatta per lo schermo il romanzo della giornalista Florence Aubenas, Le Quai de Ouistreham.

Il titolo del film diventa semplicemente Ouistreham, comune che ospita il porto di Caen e luogo che era già stato teatro del celebre Porto delle nebbie di Simenon, perché è lì che il cuore del racconto troverà alla fine il suo habitat d’elezione.

Ma è altrettanto significativo il titolo internazionale del film, Between Two Worlds, perché rende bene l’idea di questa linea di confine, di questa scissione che – soprattutto ripensando a L’avversario (romanzo adattato per il cinema da Nicole Garcia – contraddistingue da sempre l’opera del drammaturgo parigino.

Che stavolta segue da vicino Marianne Winckler, donna decisa a rifarsi una vita nel nord della Francia dopo il divorzio e dopo anni trascorsi da mantenuta di lusso: la pratica all’ufficio di collocamento, i corsi per essere assunta da una ditta di pulizie, l’inizio del lavoro insieme ad un gruppo di altre donne, con le quali inizierà a familiarizzare.

Marianne però nasconde un segreto. È una scrittrice che sta raccogliendo materiale per il suo nuovo libro sul tema della precarietà del lavoro e ha deciso di vivere in prima persona, senza rivelare la sua vera identità, l’instabilità finanziaria e l’invisibilità sociale. Scoprendo però anche un’altra realtà, quella dell’assistenza reciproca e della solidarietà, dei legami e dell’amicizia.

Identità sospese: Juliette Binoche è chiamata ancora una volta ad un’interpretazione che rifletta sulla natura stessa dell’essere attrice, impersonare qualcun altro da sé e farlo doppiamente una volta in scena, cosa che nel Sils Maria di Olivier Assayas era già avvenuta in maniera magnifica.

 

A Carrère tutto sommato basta questo, ed è anche comprensibile, senza la smania di dover infarcire di chissà quali altri elementi – stilistici, linguistici, narrativi – un insieme già di per sé abbastanza rimarchevole, che emerge con forza grazie al campionario di varia umanità con cui la protagonista finisce per stringere rapporti “reali”, e profondi.

E la domanda sottintesa che si pone poi la protagonista, e con lei il regista/scrittore (noto per i suoi romanzi-verità) è destinata a rimanere senza risposta, nonché dolorosa: per portare in superficie la realtà di un mondo che non ci appartiene, raccontandolo dal di dentro come se in quel momento fosse “nostro”, basta far finta di diventare qualcun altro? E una volta raggiunto l’obiettivo, basta dismettere quell’abito?

In premiere mondiale alla Quinzaine des Réalisateurs del 74° Festival di Cannes, Between Two Worlds è già stato acquistato per l’Italia da Teodora Film, che prossimamente lo distribuirà nelle sale.

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