Barrage

Dramma familiare con Isabelle Huppert nei panni della “nonna” di ferro. Ma la regia è anonima, al TFF 35

27 novembre 2017
2/5
Barrage
Barrage

Dal piccolo Lussemburgo arriva la storia di una crisi famigliare, con Isabelle Huppert nel ruolo della nonna “di ferro”. Ha cresciuto da sola la nipotina Alba e vorrebbe vederla trionfare sui campi da tennis di tutto il mondo. La segue durante ogni allenamento, e ogni giorno le fa fare ginnastica anche a casa, con un occhio attento per l’alimentazione.

Alba non sorride mai, è ombrosa, e sta vivendo un’infanzia difficile, senza una madre che conosce a malapena. Sente l’oppressione della nonna e si chiude in se stessa. La sua unica amica è Agatha, a cui racconta di essere figlia di una famosa rockstar, sempre impegnata negli stadi americani ed europei. Il suo nome è Catherine e ovviamente non canta, ma ha avuto un passato turbolento, che uno spettatore navigato può facilmente indovinare.

Dopo dieci anni in Svizzera, Catherine torna in Lussemburgo per costruire il rapporto con Alba. La porta al parco, a fare merenda e infine vanno in vacanza nello chalet di famiglia perso in mezzo ai boschi. Cercano di essere felici e di recuperare gli anni di solitudine. Alba è testimone del travaglio della madre, ma è troppo piccola per comprenderla.  La nonna non approva questa gita nella natura anche se, in fondo, spera di ritrovare una sorta di armonia in famiglia. Ma ritirarsi in un bosco non è una soluzione, perché la realtà incombe con tutti i suoi problemi.

Barrage era già stato presentato alla sessantasettesima Berlinale nella sezione Forum, e adesso approda al Torino Film Festival. A trainare il film è il carisma di Isabelle Huppert, che regala un po’ di energia a una storia monotona. Purtroppo sparisce troppo presto, dopo appena mezz’ora, e si ripresenta solo nel finale. Il rapporto madre – figlia si gioca sui silenzi, sugli sguardi, ma la protagonista Lolita Chammah non riesce a trasmettere il dolore di una donna che ha perso tutto. Isabelle Huppert le ruba la scena fin dalla prima sequenza, e anche la bambina non va oltre due o tre espressioni corrucciate.

La regista Laura Schroeder si focalizza sui dettagli, sul fiume che scorre lento e sugli alberi, ma si dimentica dei suoi personaggi. Non sfrutta il talento della sua diva e non infonde coraggio alle nuove generazioni. Solo alla fine la macchina da presa concede qualche brivido, quando il ricordo di una festa si trasforma in un sogno, anzi in un incubo frutto dei traumi passati, dove le persone non sanno comunicare i propri sentimenti e indossano teste di cinghiale vicino all’albero di Natale. Per il resto il racconto è didascalico e avrebbe bisogno di un po’ di verve in più.

Nella vita di tutti i giorni, Isabelle Huppert e Lolita Chammah sono davvero madre e figlia. In seguito alla relazione con il produttore e regista Ronald Chammah, è venuta alla luce Lolita. Forse se avessero trasmesso la forza del loro legame in Barrage, non saremmo qui a parlare di un’occasione persa.

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