Aspromonte – La terra degli ultimi

Africo nella memoria: civile per missione e umanistico per guadagno, Mimmo Calopresti filma ad altezza d'uomo

19 Novembre 2019
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Aspromonte – La terra degli ultimi

Nell’ottobre del 1951 un’alluvione distrugge Africo, alle pendici dell’Aspromonte. Non che prima fosse il Bengodi: case pericolanti, gabelle inique, medico assente, l’unica aula scolastica ricavata nella stanza da letto della maestra. Ma la poesia, quella sopravvive, sicché il Poeta Marcello Fonte può celebrare “la terra degli ultimi, la terra di quelli che ancora rispettano i padri… La terra dei poeti, la terra della civiltà. Qui ancora c’è la civiltà”.

Lì Mimmo Calopresti mette il cavalletto e, traendo ispirazione da Via dall’Aspromonte di Pietro Criaco, filma Aspromonte – La terra degli ultimi, quella della maestra che viene dal Nord Giulia (Valeria Bruni Tedeschi), quella del dal manovale Peppe (Francesco Colella), che vorrebbe collegare Africo alla Marina, spezzando isolamento e asservimento, anche mafioso (il don Totò di Sergio Rubini).

Sceneggiatura a quattro mani con Monica Zapelli, musiche militanti di Nicola Piovani, montaggio lirico-popolare di Esmeralda Calabria, guest star a voltaggio autobiografico Fulvio Lucisano, l’impianto metaforico e parabolico è prezioso, meno l’enfasi e i didascalismi: Calopresti il cinema lo sa fare, civile per missione, memoriale per afflato, umanistico per guadagno.

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