Ancora auguri per la tua morte

Commedia e horror, riflessioni esistenziali e momenti strappalacrime: il sequel aggiorna la formula ben nota, senza infamia e senza lode

28 Febbraio 2019
2,5/5
Ancora auguri per la tua morte

Secondo appuntamento per la rivisitazione in chiave slasher/horror di Ricomincio da capo: stesse premesse del primo film, stessi protagonisti… stessa giornata ripetuta innumerevoli volte.

A cambiare nel sequel Ancora auguri per la tua morte è il tono, dal momento che l’horror viene lasciato da parte dando maggiore spazio all’effetto comico della ripetizione, e inserendo l’elemento fantascientifico: nella fisica dei quanti troviamo finalmente una spiegazione all’assurdo e precedentemente inspiegato loop temporale che intrappola la protagonista Tree (Jessica Rothe).

È l’esperimento costruito da un gruppo di studenti di fisica amici di Carter (Israel Broussard) ad aver causato il ripiegamento temporale che la intrappola. Per mantenere vivo il mistero per la durata di un intero secondo film, viene in aiuto la teoria dei multiversi: nuova dimensione, ergo nuovo killer e nuova vittima.

La giornata ripetuta ad libitum è sempre quella del compleanno di Tree, incasellata nella stessa struttura del primo film, anche se tra dettagli invariati cambiano moventi e rapporti personali, e così la protagonista si ritrova incastrata nella vita di una se stessa alternativa, senza condividerne passato e ricordi.

Alla ricerca dell’identità del killer mascherato si affianca quindi stavolta la ricerca del giusto algoritmo per spezzare il loop e riportare la protagonista nella dimensione che le appartiene. Non senza scelte difficili però: se la nuova dimensione sembra più dolce per alcuni aspetti (uno su tutti: la madre di Tree è ancora viva nell’universo parallelo), per altri lo è meno.

Starà alla protagonista comprendere il valore di un passato doloroso ma determinante per la propria identità, scegliere la propria vita piuttosto che quella di un alter ego e affrontare un aut aut che viene didascalicamente presentato come simbolico delle scelte difficili della vita tout court.

Ecco quindi che, al tema della ripetizione come trappola salvifica per cambiare il proprio destino e migliorare se stessi, si affianca quello della dimensione parallela come esplorazione di strade non intraprese e di altre versioni di sé.

E se nel primo film la risoluzione dell’omicidio e la fine del loop temporale sembrano legate unicamente a un percorso di crescita personale, la spiegazione fantascientifica dell’accaduto fornita nel sequel inserisce Tree in una comunità di coetanei più allargata e la rende protagonista di un qualcosa di più grande di lei.

Pastiche di generi ben più del primo film, in Ancora auguri per la tua morte commedia e horror, riflessioni esistenziali e momenti strappalacrime, fantascienza (non mancano riferimenti, anche espliciti, a Ritorno al futuro) e atmosfere da teen-college flick si mischiano, e, supportati da una Jessica Rothe vivace ed espressiva, aggiornano una formula ben nota con colpi di scena e autoironia sufficienti per far sì che quella di Ancora auguri per la tua morte sia una visione piacevole per quanto leggera.

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