An Education

British style, raccordi ed emozioni sotto l'ottima guida della danese Scherfig. Scritto da Nick Hornby

2 Febbraio 2010
4/5
An Education
An Education

Tra le delizie di Berlino 2009, An Education è un piccolo film con un grande merito. Quello di aver illuminato il talento della 22enne Carey Mulligan (candidata all’Oscar, così come il film e la sceneggiatura non originale, ndr), per alcuni l’erede di Audrey Hepburn. E in ogni caso, con o senza paragoni, interprete destinata a nutrire le già premiate schiere delle attrici britanniche. Suo è il ruolo di Jenny: quasi 17enne, bella, di umili origini ma con brillantezza e intelligenza che puntano a Oxford. Ma nella Londra del 1961, ancora sospesa tra la guerra che fu e la Swinging che sarà, per una donna di famiglia povera conta più un ricco matrimonio di un gran cervello. Tant’è che l’incontro con il bell’imbusto assai scafato David (Peter Sarsgaard), che si dice ricco e inserito, le fa perdere la testa e tutto il resto. Capirà a sue lacrime il senso di “an education” dalla vita, che va ben oltre la semplice istruzione. Mea culpa ma senza esagerare, l’apprendista fa tesoro dei suoi errori e dopo un viaggio nell’inferno dell’anima, saprà riconquistare il (quasi) paradiso accademico perduto.
Scritta dal romanziere di strenne Nick Hornby, prodotta da sua moglie Amanda Posey e diretta dalla danese Lone Scherfig (già cult per Italiano per principianti) An Education è una splendida Brit Comedy con morale ma antimoralista, dall’intelligente sapore vintage che mai esonda nei cliché, neppure nei ritratti tra il volgare e il naif di alcuni personaggi. Se è vero che il canovaccio sia antico come l’Uomo, la sfida era proprio quella di oltrepassare la litania del già visto, ribadendo il concetto che sulla stessa storia si possono imbastire schifezze o capolavori. Infinitamente. An Education non risparmia battute sagaci, attori perfetti (oltre ai protagonisti anche Alfred Molina, Cara Seymour, Emma Thomson e le giovani star britanniche Dominic Cooper e Rosamund Pike), raccordi sempre in ritmo e una regia che non fa perdere le emozioni. Ma neppure riflessioni che restano in memoria anche dopo mesi dalla visione.

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