Wild Wild Wes

"Una volpe in abiti civili che non vuole perdere la propria indole selvatica", dice Anderson del suo Fantastic Mr. Fox in stop-motion. Dal racconto di Dahl
12 Aprile 2010
Wild Wild Wes

“Durante la lavorazione del film, la cosa che continuava a tornarmi in mente era proprio questa: l’idea che Mr. Fox indossa abiti umani, conduce un’esistenza domestica ma teme più di tutto di perdere la propria indole selvatica. Non a caso, dunque, il momento più intenso del film è proprio quando la volpe scorge in lontananza la figura del lupo e si accorge di avere in qualche modo vinto la precedente fobia”. Così Wes Anderson (stesso completo di velluto marrone indossato dalla volpe protagonista) illustra il punto nodale di Fantastic Mr. Fox, suo primo lavoro d’animazione in stop-motion, nelle nostre sale dal 16 aprile distribuito dalla 20th Century Fox in circa 100 copie: tratto dal racconto omonimo di Roald Dahl (autore molto spesso portato al cinema, da I Gremlins a Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato) e adattato per lo schermo dal regista insieme al sodale Noah Baumbach, il film racconta la storia del signor Fox, talentuoso rubagalline (poi stimato giornalista…) “costretto” a mettere la testa a posto per il bene della moglie e del figlio in arrivo. Ma la vita da volpe borghese non fa per lui e, con l’aiuto di un servile opossum, decide di mettere a segno il suo “ultimo colpo” e sferrare l’attacco ai tre malvagi contadini della zona, Boggis, Bunce e Bean. Ma non andrà tutto liscio… “In ogni film che faccio ci sono sempre rimandi e connessioni ai lavori precedenti, penso ad esempio a come viene tratteggiato il nucleo familiare e via dicendo – racconta Anderson – ma in questo caso, per ovvi motivi, a cambiare drasticamente è stato tutto il processo di lavorazione: la fase di sviluppo è stata emozionante, abbiamo monitorato e pianificato tutto, poi rispetto ad un film in live-action la presenza sul set del regista si riduce ed entrano in gioco gli animatori. E’ anche grazie al loro lavoro che le caratteristiche dei personaggi prendono vita”. Ma non solo, considerando che per l’occasione ogni pupazzo si è visto prestare la voce da attori quali George Clooney, Meryl Streep, Bill Murray, Owen Wilson, Willem Dafoe e Jason Schwartzman, chiamato ad impersonare il giovane Ash, figlio disadattato di Mr. e Mrs. Fox: “Conosco Jason dai tempi di Rushmore – dice ancora il regista – e oggi lo considero un mio collaboratore chiave. Ma lo stesso vale per tanti altri, come Murray o Wilson, gente con cui mi piace sempre tornare a lavorare”.
Rapportatosi a Fantastic Mr. Fox quasi fosse la sua opera prima, Wes Anderson – che stasera incontrerà il pubblico italiano all’Auditorium Parco della Musica di Roma, nell’ambito di “Viaggio nel cinema americano”, a cura di Antonio Monda e Mario Sesti – non fa mistero di avere più di qualche riserva sulle nuove tecnologie (“Non sono convinto che la rivoluzione del 3D possa essere paragonabile a quella dell’avvento del colore nel cinema”) e rivela che, grosso modo, la genesi del suo film è durata quanto quella di Avatar (“opera comunque stupefacente”): “I diritti dal libro di Dahl li ho acquisiti circa 10 anni fa e da allora non ho desiderato altro che realizzare il film in questo modo, in stop-motion, tecnica sicuramente old-fashion ma che mi interessa di più rispetto al 3D. In fondo, quando decido di fare un film non parto dall’idea di quello che vorrebbe vedere il pubblico ma da ciò che mi interessa raccontare”. E sull’incontrovertibile saluto “a pugno chiuso” tra la volpe e il lupo, il regista glissa con il sorriso: “E’ una scena che non compare nel libro di Dahl, ma in ogni sua opera è sempre presente un non so che di anarchico”.

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