Western all’italiana per i Coen

Spaghetti e film antologici anni '70: c'è un'eredità tricolore in The Ballad of Buster Scruggs scritto e diretto dai fratelli Joel e Ethan, in Concorso a Venezia 75
Western all’italiana per i Coen
Joel e Ethan Coen

“Amiamo gli spaghetti western, da qui il secondo episodio con James Franco”. Parola di Joel Coen, che con il fratello Joel firma The Ballad of Buster Scruggs, un western antologico in sei parti, che colleziona una serie di racconti sulla frontiera americana.

Scritto, diretto e prodotto dai fratelli, targato Netflix e in Concorso a Venezia 75, ha anche un’altra ispirazione tricolore: “Ci sono sempre piaciuti i film antologici, specialmente quelli realizzati in Italia negli anni ’60, che mettevano insieme il lavoro di registi diversi su un tema comune” “Anche se – aggiunge Ethan – non ho mai capito che c’entrasse l’episodio di Luchino Visconti in una commedia sessuale come Boccaccio ‘70”.

Assemblando “storie scritte nell’arco di 25 anni”, The Ballad of Buster Scruggs tratta “atmosfere, argomenti e generi diversi, ma il filo comune è il western, e oggi nessuno fa più questi film antologici”. “La progressione dei singoli episodi – precisa Joel – è dalla commedia alla cupezza, ma non è una ricetta, piuttosto istinto: è un film meno consapevole di quel che possiate pensare. Quando si fa un film si crea un mondo: si gioca e si sperimenta, il grande impulso è questo”.

The Ballad of Buster Scruggs

Nel ricco cast corale anche Tim Blake Nelson (un cowboy canterino), James Franco (un rapinatore sfortunato), Tom Waits (un anziano cercatore d’oro), è stato “girato ovunque, dal New Mexico al Nebraska alle Montagne Rocciose per trovare i richiesti paesaggi iconici”, dicono Joel ed Ethan.

Sul versante Netflix, Joel precisa che “ogni decisione estetica è stata presa prima” dell’entrata in partita del servizio streaming e osserva: “Netflix finanzia e fa film non mainstream, questo è molto importante a prescindere da come vengano distribuiti. E’ importante per questa forma d’arte: più società ci sono e più è salutare per l’industria”.

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