Vuoti a vincere

Al Bergamo Film Meeting trionfa Vindage perdue del belga Geoffrey Enthoven, un dramma "scritto" in commedia
19 Marzo 2007
Vuoti a vincere
Il protagonista di Vuoti a perdere

Con Vuoti a perdere (Vidange perdue), il belga Geoffrey Enthoven si è aggiudicato il primo premio alla 25esima edizione del Bergamo Film Meeting; secondo I said so little dell’inglese Lydzia Englert, terzo Tresette – Storia di un’isola (Trešeta) di Dražen Žarković e Pavo Marinković, croati. Rispettivamente, un’opera seconda, un’opera prima e un debutto a metà (quello di Marinković, mentre Žarković aveva già diretto un lungometraggio nel 2001, Go, Yellow), a confermare la particolare attenzione della manifestazione bergamasca verso il giovane cinema europeo. Anche se, a ben vedere, di giovane, in questi tre film e negli altri ammessi in concorso (ma Inno alla gioia, diretto a sei mani, è una bella eccezione), c’è proprio, e forse soltanto, l’anagrafe dei registi.Il film vincitore, per esempio, narra con toni da commedia il dramma di un anziano, l’ottantenne Lucien (chiuso però da un lieto fine), mentre da vecchi è quasi interamente popolata la piccola isola dove il gioco del tresette si trasforma in una specie di simbolo dei legami sociali; e di un amore adulto parla I said so little. Ma di vecchiotto, nei tre film premiati come negli altri, c’è soprattutto l’approccio al racconto, assestato di norma su una pulizia formale che sa di anonimato: la”nuova” cinematografia europea si somiglia un po’ tutta, e non fa eccezione neppure Jan Sverák, a cui è stata dedicata una retrospettiva curata da Bruno Fornara e Andrea Trovesi. Ma c’è vecchio e vecchio. Per esempio, il vecchio sempre nuovo di Billy Wilder, omaggiato con la proiezioni di una manciata di capolavori: Arianna, Baciami, stupido e Testimone d’accusa, in particolare, hanno chiuso le giornate del festival, facendo registrare ogni volta il tutto esaurito. E non minore successo di pubblico hanno riscosso i film della retrospettiva Ricorda la rabbia, curata da Emanuela Martini (Tom Jones, Ventiquattro sette, Belle speranze, Trainspotting), viaggio (ben organizzato) nella rabbia del cinema di inglese. E anche qui, tra il vecchio e il nuovo, è quasi sempre meglio il primo…

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