Virzì per Tutta la vita

Call center alla Nuova Fiera di Roma per il film del regista toscano. Che guarda all'Italia con gli occhi di una 25enne
31 Luglio 2007
Virzì per Tutta la vita

“E’ un giorno di enorme dolore per il cinema italiano e mondiale. Con Michelangelo Antonioni, un giorno dopo Bergman, scompare uno dei più grandi innovatori del cinema nazionale ed internazionale. Dobbiamo essergli grati, tutti quanti, soprattutto per gli indimenticabili ritratti di donna, moderni e profondi, che ci ha saputo regalare. Lo ricordo con grande affetto”. Esordisce con queste parole, Paolo Virzì, incontrato stamattina sul set del nuovo film in preparazione Tutta la vita davanti, ritorno alla commedia d’attualità e di denuncia sociale per il regista livornese. Prodotto da Medusa e da Motorino Amaranto, società dello stesso Virzì, il film è interpretato da Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Elio Germano (assente perché impegnato a Milano sul set del nuovo film di Francesco Patierno, Il mattino ha l’oro in bocca) e Micaela Ramazzotti, e sarà distribuito da Medusa dal prossimo febbraio 2008.
Giunto alla quarta settimana di riprese delle undici previste, Tutta la vita davanti – titolo che, spiega Virzì, “vuole quasi essere uno sberleffo della solita frase fatta con cui le persone più avanti con l’età si rivolgono alle nuove generazioni, senza pensare che questi giovani, per esempio, non avranno mai una pensione” – racconta il nuovo mondo del lavoro nell’Italia del XXI secolo: al centro della storia la giovane Marta (Isabella Ragonese, che Virzì definisce “talento del teatro palermitano, scrittrice e drammaturga”, già vista in Nuovomondo), 25enne appena laureata con il massimo dei voti che non riesce a trovare nulla di meglio che un posto come centralinista al call center della Multiple, società out bound che sta cercando in tutti i modi di piazzare sul mercato un robottino multiuso “capace di eseguire 14 funzioni integrate in un solo innovativo utensile dal design prestigioso”. Ricostruito dallo scenografo Davide Bassan in un padiglione della Nuova Fiera di Roma (“abbiamo trovato Zurigo e Singapore sotto casa”, dice Virzì), il call center è il luogo principe dell’intera narrazione. Dove la protagonista sarà costretta a relazionarsi con altre figure, dalla capo telefonista Daniela (Sabrina Ferilli), “ragazza – come racconta la stessa attrice – verso la quale tutte le centraliniste fanno riferimento, figura motivazionale per un intero gruppo di coetanee, o quasi, che si ritrovano nello stesso posto di lavoro proveniendo da diversi contesti ma unite dalla medesima necessità di dover lavorare per sopravvivere”, al capo della stessa società, Claudio, interpretato da Massimo Ghini che, come la Ferilli, torna a recitare per Virzì dopo l’esordio del regista con La bella vita: “Felicissimo di questo ritorno. Lo sguardo di Paolo sul mondo è come sempre a 360°, non perdona nessuno ma, allo stesso tempo, non divide banalmente la realtà tra buoni e cattivi. Credo davvero sia uno dei pochi che ancora possa affrontare grandi argomenti, grandi storie e trattarle con la leggerezza che ha fatto la fortuna del nostro cinema anche a livello internazionale”. Fino al “pessimista di turno”, il sindacalista Giorgio, cui presta il volto Valerio Mastandrea: “E’ un personaggio esterno all’azienda – spiega l’attore – che si avvicina a quel mondo dopo aver conosciuto Marta. Credo sia un film necessario, per quello che racconta e, soprattutto, perché lo racconta Paolo Virzì, unico attualmente in grado di mandare segnali forti su quello che stiamo vivendo, un’epoca che offre ai ragazzi, e non solo, un lavoro che blinda le emozioni”.
Una commedia all’italiana sull’Italia di oggi, dunque, “un’immagine futuribile e al tempo stesso esilarante – continua Virzì – dove anche lo specchio installato sulla destra delle postazioni delle centraliniste la dice lunga sul nuovo modo di concepire il lavoro oggi: strumento obbligatorio con cui ogni ragazza deve controllare il proprio sorriso perché, pare, dall’altro capo del telefono il cliente è in grado di percepirne l’esistenza”. Il sorriso in questione, come detto, è quello di Isabella Ragonese: “Credo sia una grande opportunità per me poter lavorare con un regista come Virzì e al fianco di attori così importanti. Da giovane spettatrice, invece, sono convinta che un film come questo possa riempire quella specie di vuoto, in merito alla rappresentazione delle vere urgenze che contraddistinguono la vita dei miei coetanei, che il cinema contemporaneo ultimamente non è riuscito a colmare”. E il regista livornese, proprio attraverso lo sguardo di una 25enne, torna a raccontare le contraddizioni, le speranze e le disillusioni delle nuove generazioni: “E’ un film dal tema duro, dallo sguardo civile ma non pesante. Provo ad osservare il mondo attraverso gli occhi di una giovane laureata, intelligente, delusa e abbandonata dalla stessa cultura classica, umanistica che aveva caratterizzato gli anni dei suoi studi, appassionati e convinti, e che si ritroverà quasi contagiata da quel mondo ‘reale’ popolato da ragazze, magari anche sciocche, convinte di essere felici in un universo regolato dai reality show e dai canti motivazionali che ogni mattina inaugurano un nuovo giorno alla Multiple. Una realtà che inizialmente è paragonabile a quella di un villaggio vacanze e che, poco a poco, si trasforma in un incubo”.  

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