Vetrina Timi

"Grazie a Bellocchio", dice l'attore. Che punta all'Efa per Vincere, mentre sogna Buscaglione, Oscar e soap opera..
12 Dicembre 2009
Vetrina Timi

“Ultimamente ricevevo messaggi strani, amici che dicevano di avermi votato senza chiarire per cosa. Solo dopo ho capito che si trattava di questo”. E’ raggiante Filippo Timi. Stasera a Bochum – piccolo centro nella Ruhr tedesca che ospita la 22ma edizione degli EFA (European Film Awards) – potrebbe essere incoronato miglior attore del Vecchio Continente. Un passo non da poco per uno che all’inizio della carriera veniva “scartato sempre a causa dei tratti espressivi troppo marcati”. 
Ma oggi è qui, “un regalo per il quale devo ringraziare Marco Bellocchio”, tiene a precisare lui, entrato grazie al Mussolini di Vincere nel sestetto d’interpreti che si contenderanno lo scettro del migliore – se la vedrà con Moritz Bleibtreu (La banda Baader Meinhof), Steve Evets (Looking for Eric), David Kross (The Reader), Dev Patel (The Millionaire), Tahar Rahim (Un Prophete). 
“Se il film di Marco – continua – è piaciuto tanto all’estero (candidato agli Efa anche per il montaggio di Francesca Calvelli, ndr) è per via del suo carattere universale, di grande narrazione sul tema del potere e dell’amore”. Eppure agli EFA c’é lui, non il film; Mussolini, non Vincere; e forse anche il bravissimo Timi senza il “peso” di questo personaggio storico difficilmente sarebbe arrivato fin qui: “Era certamente un ruolo scomodo -risponde – uno di quelli che Carmelo Bene avrebbe definito ‘sfida impossibile’. Avviene quando si deve impersonare qualcuno d’importante realmente vissuto. Su Mussolini io e Marco ci siamo concentrati sul corpo, ovvero il modo che il duce aveva d’incarnare le sue passioni. Più difficile è stato saltare da questo personaggio a quello del figlio, totalmente diverso dal primo, vittima innocente del primo”. 
Per l’uno e l’altro, Timi ha svolto un approfondito lavoro di ricerca e uno altrettanto profondo d’immersione: “Cercavo il loro fiume nero – confessa – il cuore di tenebra. Mussolini era l’ossessione del potere che uccide ogni altra passione. Il figlio era la disperata follia. Quest’ultimo è morto per ‘marasma’ (estrema consunzione psico-fisica di un organismo, ndr). Aveva ricevuto diversi elettroshock e si graffiava continuamente la faccia, quasi volesse cancellarla”. 
E sulla notizia secondo cui Bellocchio sarebbe intenzionato a girare un biopic su Craxi: “Non ne sono a conoscenza. Quello che so è che stiamo assistendo a un fiorire di pellicole italiane che s’interrogano sulla nostra storia. E’ una cosa molto importante, perché il passato è ciò che siamo. Ma ancora più importante è la modalità del suo racconto. Con Vincere, Bellocchio ha fatto un lavoro di ‘ri-scrittura’ della storia straordinario. Così anche Sorrentino ne Il Divo. In generale credo che il cinema debba rinunciare a una narrazione solo illustrativa del passato, ma trasformarlo, renderlo opera d’arte”. Al passato guarda anche il futuro prossimo di Timi, che dovrebbe interpretare Fred Buscaglione nella miniserie in due episodi prodotta da Rai Cinema con la Ciao Ragazzi (casa di produzione di Claudia Mori), per la regia di Davide Ferrario: “Stiamo aspettando i finanziamenti – commenta Timi – e poi forse partiremo. Buscaglione è stato un mito della mia infanzia, il mio primo vestito di carnevale, quando andavo in seconda elementare. Lo trovo un tipo assolutamente folle per l’Italia del tempo”. Quanto alle sue doti canore: “Lui era fenomenale, ma vedrete che anche io non me la cavo poi male”. 
Sex Symbol e intellettuale (cita con disinvoltura Aristotele e Deleuze), ironico e tenebroso, Timi è tutto e il contrario di tutto, ma la direttrice della sua carriera d’attore è una e una sola: “Migliorarmi sempre. Farò una commedia il giorno in cui si scriveranno ancora commedie intelligenti. La carriera di un attore si costruisce anche dai ‘no’, dalla capacità di saper scegliere. Non voglio essere uno dei tanti attori italiani che esplodono all’improvviso, li vedi di continuo per due-tre anni e poi addio, spariscono”. “Voglio fare come Daniel Day-Lewis – scherza di nuovo – che gira un film ogni 4 anni e puntualmente vince l’Oscar”. E dopo averlo vinto cosa farebbe Filippo Timi? “Mi farei scritturare da Centrovetrine. E’ un’idea che mi stuzzica da tempo, ma prima devo sfondare, avere un successo clamoroso, vincere quella dannata statuetta”. L’antipasto della quale potrebbe già arrivare stasera.

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