Verdone a valanga

"In grande grosso e... il candore e la volgarità dei nostri tempi", dice il regista e attore. In sala con 835 copie
4 Marzo 2008
Verdone a valanga
Carlo Verdone nei pannidel coatto Moreno

“E’ stata un’avventura complicata, non è stato semplice rientrare nello spirito di quei personaggi e rapportarli alla realtà attuale. Ma è stato davvero divertente, e sono contento di aver dato ascolto alle 1371 e-mail che mi chiedevano di realizzare ancora una volta un film con le mie maschere più famose”. Così Carlo Verdone introduce la presentazione di Grande grosso e… Verdone (titolo suggerito proprio da uno dei tanti ammiratori), ritorno al cinema ad episodi del regista e attore romano, nelle sale dal 7 marzo distribuito da Filmauro in 835 copie. “Ero molto indeciso, onestamente, perché credevo di aver chiuso con i personaggi della mia galleria storica con Viaggi di nozze, nel ’95 – dice Verdone – ma anche confrontandomi con il mio produttore Aurelio De Laurentiis ho capito che sarebbe stato giusto riprovare, magari aggiornando all’oggi le caratteristiche dei tre personaggi più riusciti della mia carriera: non più tre episodi ad incastro, ma tre mini-film che vivono di vita propria, uniti però dal comun denominatore del candore contrapposto alla volgarità dei nostri tempi”. Ecco allora il ritorno dell’ingenuo Leo, sposato (con Geppi Cucciari, al suo esordio sul grande schermo) e con due figli, alle prese con una serie di sfortune conseguenti la morte dell’anziana madre; il viscido professor Cagnato – prosecuzione ideale del pignolo Furio, già accennato in Viaggi di nozze –  docente di Storia dell’Arte, padre padrone del giovane Severiano (Andrea Miglio Risi, già visto in Lezioni di volo di Francesca Archibugi) e l’intramontabile coatto Moreno Vecchiarutti, marito dell’altrettanto cafona Enza (Claudia Gerini), in vacanza all’Hotel San Domenico di Taormina per ricompattare il difficile rapporto con il figlio (Emanuele Propizio, già interprete del “piccolo” Elio Germano in Mio fratello è figlio unico): “Proprio a questo personaggio, al coatto, sento di sentirmi più affezionato – spiega ancora Verdone – perché è un padre inadeguato, sembra un mostro ma in fin dei conti è un buono, molto meno peggio di tanti veri cafoni che popolano il nostro paese”. E il pensiero, a tal proposito, non può che andare al professor Cagnato, amico di “molti parlamentari”, finto moralista con la “passione” del sesso a pagamento: “Il mio attacco non è alla politica – dice il regista/attore – ma all’etica di certi politici; preferirei non vedere mai più scene come quella del Senato di qualche settimana fa, credo davvero che in casi come quelli si superi di molto la cafonaggine della famiglia Vecchiarutti”.

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