Nel corso degli anni, specialmente in occasione dell’uscita in sala dei suoi film, Carlo Verdone ha rilasciato molte interviste alla Rivista del Cinematografo, dimostrandosi sempre disponibile e generoso, spesso prodigo di aneddoti.

Verdone è uno dei nostri cineasti più popolari, un autore che – come si legge nella motivazione del Premio Robert Bresson, che la Fondazione Ente dello Spettacolo e la RdC gli ha assegnato nel 2014 – “ha saputo ricollocare la tradizione italiana delle maschere e della comicità popolare sul difficile campo d’indagine della società e della cultura. Tra le facce di personaggi indimenticabili, che ci accompagnano e ci divertono da oltre 30 anni, intravediamo il volto fluido di un Paese stravolto – persino travolto – nella transizione dall’anestesia del benessere alle inquietudini del tempo globalizzato, da un provincialismo ricco di certezze a uno spaesamento colmo di paure”.

Nel giorno in cui festeggiamo il suo settantesimo compleanno, riproponiamo alcune risposte estratte dalle tante interviste pubblicate sulla RdC. Auguri Carlo!

 

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GLI INIZI PERDUTI

Il cinema è arrivato per caso: ero con un mio amico inglese a vedere un mimo in un teatro underground, quando i ragazzi che lo gestivano, a cena, siccome avevo suscitato il loro interesse, mi proposero di occupare uno spazio lì e recitare qualcosa… Poi durante il Centro Sperimentale ho girato, da ragazzo, alcuni documentari/cortometraggi molto, molto “sperimentali”, marcati da una fortissima malinconia: immagini e musica messi insieme a rappresentare stati d’animo. Ero fortemente influenzato, chiaramente, dalla visione di tanto cinema anni ’60 visto al Filmstudio di Roma. Purtroppo, sono cose che nessuno vedrà mai perché sono andati persi, a mio avviso dalla Rai: ma sai, sono quelle cose che poi, non si sa come, saltano fuori quando muori.

(Gianlorenzo Franzì, Carlo Verdone. L’eleganza del riso, gennaio-febbraio 2014)

IL PREGIUDIZIO VERSO LA COMMEDIA

Esiste un pregiudizio nei confronti della commedia, una spocchia intellettuale, nata tanti anni fa con i Cahiers e la Nouvelle Vague, passando per il festival di Cannes: la commedia è naif, tutto il resto è d’autore. Ho un aneddoto su Cannes. Andai a pranzo da Tognazzi, e lo trovai sempre gentile, generoso, ma depresso: “C’è che sono andato a Cannes ed è stato un successone (vinse nel 1981 con La tragedia di un uomo ridicolo di Bertolucci, ndr), ma oggi non lavoro più: non ho più copioni”. Belle critiche, premi, ma il percorso di qualità in cui s’era messo ha fatto sì venisse considerato un fuoriuscito: gli proposi di fare una cosa insieme, ma poi non se ne fece nulla. […] Vi ricordate le bastonate al De Sica di Miracolo a Milano, a Germi e tanti altri? Da Chiarini a Mida, si compirono errori critici storici terrificanti, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. Era il rammarico di Sordi, che non riuscì mai a imporsi in Europa e se la prendeva con francesi e americani: non sappiamo imporre i nostri prodotti, ma importiamo tutto.

(Federico Pontiggia, Non ci resta che ridere, gennaio-febbraio 2011)

Carlo Verdone (ph. Pietro Coccia)

“UN FILM È PIÙ IMPORTANTE DI UN UOMO CHE STA ASPETTANDO UN TRENO IN RITARDO”

Non so come sono riuscito a fare questo film. Probabilmente grazie alle parole di mio padre dalla clinica: “Carlo pensa al film. È più importante di un uomo che sta aspettando un treno in ritardo”. Una frase che mi ha fatto riflettere: se questo è il suo volere, devo farlo. Pensavo di non riuscire ad andare in Africa a girare perché da poco si era celebrato il funerale di papà. Invece proprio lui mi ha dato la forza per superare questa prova. Io, loro e Lara è dedicato a Mario Verdone. Una dedica che parte dal profondo del cuore: non era solo un padre, ma un grande educatore. Un uomo retto, sano, pieno di dignità, di altri tempi.

(Antonio D'Olivo, Scherzi da prete, dicembre 2009)

LE FAMIGLIE AL CENTRO

[Con Io, Loro e Lara] ho fotografato un momento di disagio nel nucleo familiare italiano. La speranza - e il messaggio del film - è che torni ad essere la roccaforte dei ragazzi. Senza voler essere bacchettone, credo veramente che per salvarci da questa società alla deriva ci voglia una ristrutturazione del sistema familiare, e di genitori che parlino ai figli, li comprendano, li seguano. L’Italia oggi è alla deriva. Spiace che il paese cattolico per eccellenza sia anche il più amorale del mondo.

(Antonio D'Olivo, Scherzi da prete, dicembre 2009)

“ROMA È SEMPRE BELLA”

Vista dall’alto Roma è sempre bella. La vedevo dall’aereo, l’altra sera, mentre stavamo per atterrare, e dall’alto questa città ha sempre una sua poesia. Poi vai nei dettagli e non è così: c’è veramente molto, forse troppo ancora da fare perché ritorni la città che era una volta. In Benedetta follia l’ho voluta immortalare bella, perché è come spero che ritorni.

(Valerio Sammarco, L'ultima (Benedetta) follia di Carlo Verdone, 5 gennaio 2018)

PRODUTTORI

All’inizio del rapporto di lavoro con Aurelio De Laurentiis, mi sono scoraggiato perché non gli andava mai bene la sceneggiatura. Sette stesure m’ha fatto fare del Mio miglior nemico, ho ancora gli incubi! Mai successo di essere messo in crisi in questo modo, ma ora capisco che aveva ragione perché senza contraddittorio non avrei raggiunto lo stesso risultato.

(Angela Prudenzi, Verdone come nuovo, marzo 2006)

Carlo Verdone (ph. Karen Di Paola)

ESSERE ATTORE

Un tempo arrivavo sul set carico di tensioni che cercavo di tenere a freno provando e riprovando le scene. In Il mio miglior nemico è avvenuta invece una cosa straordinaria: non ho fatto prove e quando entravo in campo il corpo si muoveva da solo. Un’energia nuova, sorprendente, dovuta a un’evoluzione che credo naturale. Saper far ridere rende più facile affrontare in un secondo momento i ruoli drammatici, mentre è quasi impossibile il contrario. È un cammino che condivido con altri bravi colleghi, penso a Sergio Rubini o a Claudia Gerini, che ho lanciato e che ora si confronta sempre più spesso con parti drammatiche.

(Angela Prudenzi, Verdone come nuovo, marzo 2006)

Grande, grosso e... Verdone credo sia la mia interpretazione migliore. Nell’episodio con il professor Callisto Cagnato, ho pensato addirittura non fossi io quello sullo schermo. È stato molto faticoso, ma anche divertente e stimolante: ho tirato fuori dal cilindro tre caratteri già noti che avrei dovuto rinnovare, spingendomi in profondità nei loro stati d’animo, tic e nevrosi.

(Pier Paolo Mocci, Un Verdone per il cinema, marzo 2008)

Sento sempre più l’urgenza di dare spazio agli altri: non mi diverto più se non sperimento, se sono solo sul set, se faccio il mattatore… L’ho già fatto! Spazio agli altri.

(Gianlorenzo Franzì, Io e lui, gennaio-febbraio 2016)

COSA VUOLE IL PUBBLICO?

Stiamo vivendo un momento in cui non so neanche che cosa voglia il pubblico italiano. Ormai mi pare di confrontarmi solo con persone che vanno a guardare i film e chiedano “ma qua se ride?”, e quando sento ‘ste parole sbatterei la testa al muro. Non è importante se si ride o si sorride, io voglio fare uscire il pubblico dalla sala contento.

(Gianlorenzo Franzì, Carlo Verdone. L’eleganza del riso, gennaio-febbraio 2014)

Carlo Verdone (ph. Claudio Porcarelli)