Venezia, il domani è adesso

70 registi per 70 cortometraggi, l'omaggio del mondo del cinema alla settantesima edizione della Mostra: Future Reloaded
28 Agosto 2013
Venezia, il domani è adesso

Carcasse e fossili di pesci sulla riva, poi una mano che accarezza pizze di pellicola accatastate. E la stessa mano (?) che dalle acque di un fiume trae in salvo un piccolo pesciolino: Non arrenderti di Amir Naderi è solamente uno dei 70 cortometraggi realizzati da altrettanti registi per il progetto speciale Venezia70 – Future Reloaded: un’idea per celebrare, in totale libertà creativa, e attraverso film brevi dalla durata compresa fra 60 e 90 secondi, il traguardo delle 70 edizioni raggiunto dalla Mostra. Un progetto che finisce anche per riflettere sul futuro stesso del cinema, filtrato dalla sensibilità personale di ciascun regista: si pensi ad Abbas Kiarostami, che mette un bimbo dietro la macchina da presa per dare l’azione e lo stop al “remake” de L’innaffiatore innaffiato dei fratelli Lumière, o a Shirin Neshat, che traendo ispirazione da Ottobre e La corazzata Potëmkin di Ejzenštejn, “reinventa” la storia, e il cinema, facendo indietreggiare i cosacchi dello zar al cospetto della madre con in braccio il figlio ferito a morte, rileggendo la celebre sequenza della scalinata di Odessa.
Riflessione sul cinema, e sul suo futuro, ma anche notevoli spunti riguardanti le nuove frontiere della fruizione: Atom Egoyan, con Butterfly, è costretto a fare spazio sulla “memoria” del proprio smartphone e, per farlo, ci mostra per l’ultima volta un video realizzato ad Amsterdam in cui riprende le fotografie di Anton Corbijn esposte in un museo. L’immagine si chiude proprio sulla celebre “Tricky”, opera del fotografo e regista olandese, ed Egoyan ci spiega come – eliminandola – la farfalla incastonata nel petto del ragazzo tornerà ad essere libera. Il macedone Milcho Manchevski, invece, prende spunto da un video che fece il giro della rete qualche tempo fa (quello della donna cinese investita da un camion e rimasta a terra tra l’indifferenza dei numerosi passanti), per soffermarsi sulle derive che potrebbero condurci ad ignorare quello che accade sotto i nostri occhi pur indignandoci vedendo frammenti di immagini provenienti da chissà dove. Emblematico, tra gli altri, il corto di Edgar Reitz, che alla Mostra porta fuori concorso Die andere Heimat – Chronik einer Sehnsucht: la sala di un cinema si svuota, un uomo rimane solo, in lacrime, al termine della proiezione. Esce, e per strada ritrova i “compagni di visione”, già intenti a maneggiare telefoni e tablet, pronti ad altre “fruizioni”. Fuori è un esplosione di immagini, colorate, sovrapposte, veloci: l’uomo entra in un locale, si avvicina al bancone, il barista sfoglia il proprio tablet. E l’uomo, prendendo il proprio smartphone, decide di appuntare sul blocco note il ricordo della serata: “Sono stato al cinema. Ho pianto” (firmato Franz Kafka)…
Non manca, naturalmente, il contributo dei registi italiani: il presidente di giuria Bernardo Bertolucci ha realizzato Scarpette rosse, citando l’immortale capolavoro di Powell e Pressburger, inquadrando però i suoi piedi e le ruote della carrozzella durante una difficile passeggiata sui sanpietrini romani, Guido Lombardi con Senza fine rende omaggio alla celebre battuta di Via col vento (“Francamente, mia cara, me ne infischio”), Ermanno Olmi realizza La moviola, Salvatore Mereu Transumanza, Davide Ferrario Lighthouse, Franco Maresco rispolvera personaggi e atmosfere da “Cinico Tv” per i caratteristici auguri alla Mostra, Placido si interroga sul futuro del cinema italiano, poi Giuseppe Piccioni, Pietro Marcello, Antonio Capuano, Franco Piavoli. Un flusso di immagini, talvolta parole, testi, fotografie: il mondo del cinema (impossibile citare tutti i registi presenti, immancabili gli habitué della Mostra come Kim Ki-duk e Shinya Tsukamoto, Brillante Mendoza o James Franco, più veterani come Krzysztof Zanussi, Leone d’oro nell’84 con L’anno del sole quieto, Monte Hellman, Amos Gitai – quest’anno in concorso con Ana Arabia -, Paul Schrader – presidente di giuria in Orizzonti e fuori concorso con il film The Canyons -, Haile Gerima, Catherine Breillat, Júlio Bressane e altri ancora) rende dunque omaggio al Festival, offrendo però ulteriori spunti per ragionare ancora una volta sul senso delle immagini, sulla fruizione, sulle nuove tecnologie, citando amorevolmente il passato e provando ad immaginare il futuro. Reloaded.

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