Vaughn non è un’isola

"Basta con i single scapestrati. Stavolta difendo la famiglia", dice l'attore. Marito ideale (ma solo nella finzione) nel paradiso di Bora Bora
28 Ottobre 2009
Vaughn non è un’isola
Il cast de L'isola delle coppie

“Volevo dire qualcosa a favore del matrimonio e della famiglia. Sono stato single, mi sono anche divertito molto, ma arriva un momento nella vita in cui desideri e scelte cambiano”. Vince Vaughn fa ammenda: basta con la vita disimpegnata da scapolo impenitente – uno status che gli aveva aperto porte e fortune del cinema (irresistibile con Swingers nel ’96, e più recentemente in 2 Single a nozze e in Ti odio, ti lascio, ti…) – e via con la sana, tranquilla routine familiare. Che poi tanto tranquilla non è ne L’isola delle coppie, film che Vaughn ha presentato stamattina a Roma (con tanto di coreografia di costumi e danze haitiane), e cavallo di battaglia natalizio della Universal Italia (uscirà da noi il 4 dicembre dopo aver già incassato in America quasi 80 milioni di dollari in sole due settimane). Vaughn, beatamente ammogliato con Malin Akerman – era la Spettro di Seta II di Watchmen – fa scalo con altre tre coppie di amici nel meraviglioso “Eden”, un resort di Bora Bora specializzato nel rinsaldare rapporti matrimoniali in crisi: ottima alimentazione, passeggiate romantiche, l’ultima frontiera delle Spa e un guru dell’armonia di coppia, Jean Reno col codino. Peccato che il preventivato relax sia rigidamente incasellato in una serie interminabile di appuntamenti e sedute terapeutiche che rischiano di minare anche le coppie più felici e distruggere quelle già traballanti. Tra gli sventurati ospiti del resort – oltre a Vaughn e alla Akerman – figurano Jason Bateman e Kristen Bell, Kristin Davis (la Charlotte di Sex and the City) e Jon Favreau (già compagno di Vaughn in Swingers), Faizon Love e Kali Hawk. “Abbiamo girato un mese intero a Bora Bora – racconta Vaughn – in un posto splendido e in compagnia di amici. L’unico problema è stata l’immersione in acqua con gli squali”. Che fanno più paura di quelli che sguazzano nel mare di Hollywood: “Non li frequento perché non li stimo. Sono entrato in questo mondo senza conoscere le sue regole e i suoi padroni. Ho sbagliato e ho imparato tanto. Ma continuo a tenermi lontano dal loro habitat”. Sarà per questo che sceglie personalmente i soggetti dei suoi film: “Li ho sempre scritti io, anche se non risulto mai nei credits. Preferisco lavorare con amici come Favreau o Billingsley (il regista, al suo esordio, ndr) e poi parlare molto con gli attori, renderli partecipi del progetto e costruire con loro i singoli personaggi”. “Vince è un professionista serio – conferma (in italiano!) la Akerman – che ti lascia improvvisare senza mai perdere però il senso di quello che fa”. Figura eclettica del cinema (è attore, scrittore e produttore), Vaughn non ha mai firmato una regia dei suoi film: “Ma non escludo che possa accadere in futuro”. E, come il suo personaggio, è un appassionato di videogames: “Sono una bella cosa, se non diventano un’ossessione che ti fa staccare con la realtà”. E sull’Italia ha parole di gratitudine: “Venezia è stato l’unico festival ad aver preso un mio film, Swingers, diventato nel tempo una specie di cult”. Tempi in cui Vaughn aveva fama di dongiovanni e festaiolo: “Non escludo di tornare ai ruoli di un tempo – risponde la star americana – anche perché un attore deve sempre poter esplorare tutte le sfaccettature dell’animo umano”. Pentimento e abiura del pentimento nello stesso giorno: le fan possono tirare un sospiro di sollievo.

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