Un’uscita per il mio Regno

"Un'avventura comica, una commedia nostalgica che torna in un tempo nel quale i rapporti erano più veri", dice Francesco Fanuele della sua opera prima. Con Stefano Fresi e Max Tortora, dal 26 giugno in streaming
Un’uscita per il mio Regno
Il regno

“Dal Centro Sperimentale alla Fandango, è questo il viaggio de Il Regno“. Nata da un cortometraggio, l’opera prima di Francesco Fanuele è ora diventata un lungometraggio e vede protagonista Stefano Fresi nei panni di un ignaro erede al trono di uno strano regno medievale alle porte di una Roma dei nostri giorni. 

Difficile orientarsi per un autista dell’Atac in quel casale di campagna dove tutti fingono di vivere in un’epoca che non è la loro, praticando il baratto e cacciando i cinghiali con le frecce, tra vassalli e ciambellani avvocateschi (Max Tortora), sorelle che aspirano a prendere la corona (Fotinì Peluso) e damigelle (Silvia D’Amico) che sognano di conoscere il mondo reale al di fuori di lì.

“Già a scuola, al Centro Sperimentale di Cinematografia, mi avevano detto che il mio cortometraggio era troppo lungo e che quella forma gli stava un po’ troppo stretta- racconta il regista-. E’ un’avventura comica. Una commedia nostalgica che torna in un tempo nel quale i rapporti erano più veri e le giornate erano cadenzate da eventi più naturali come un pasto o una passeggiata”.

Classe 1988, Francesco Fanuele si considera “un esordiente fortunato per avere avuto questo cast”, tra cui in primis Stefano Fresi che già nel suo corto di fine corso nel 2016 aveva interpretato questo re medievale.

“Mi contattò su Facebook dicendomi che si era ispirato a me per questo ruolo – ricorda l’attore -. Accettai immediatamente di interpretarlo perché è un personaggio divertente e profondo che racconta una solitudine: non ha una madre, non ha un padre e non ha una fidanzata. In più fa l’autista di autobus e neanche a lavoro gli è concesso parlare con nessuno. E’ stato bello fare quest’uomo che passa dal trono dell’Atac allo strampalato regno che gli lascia il padre per poi scoprire che anche lì è solo”.

Tanti ovviamente gli spunti per questo tuffo nel passato, questo viaggio nel tempo, precisamente nell’epoca medievale, da Age, Scarpelli e Monicelli, da L’Armata Brancaleone a Non ci resta che piangere. C’è nostalgia dei tempi passati? A quanto pare sì, tutti li rimpiangono.

Da Fresi, che ricorda il periodo della sua infanzia nella campagna sarda senza elettricità a Max Tortora che viveva meglio negli anni settanta dove si sentiva “più libero e meno controllato” e che nel film ha apprezzato molto “la percezione del tempo più lenta”, dalla giovane Fotinì Peluso che si dispiace per non aver avuto l’opportunità di vivere in un mondo senza tecnologia fino a Silvia D’Amico che preferirebbe vivere senza tutte le comodità di oggi e con uno sguardo più puro. Riferendosi proprio a quella purezza “da bambini” con la quale Francesco Fanuele è riuscito a raccontare la storia d’amore tra lei e il goffo re.

Tornando ai tempi presenti, Stefano Fresi ha rivolto un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nei giorni che seguivano la controversa riapertura del governo alla ‘fase 2’ della pandemia. Un appello nel quale sottolineava che il mondo dello spettacolo è stato ‘dimenticato’ dallo Stato in questa seconda fase. L’attore romano precisa: “Durante una pandemia non ci sono manuali e tutti hanno annaspato. Tante famiglie hanno sofferto lo stop dello spettacolo. Bisogna pungolare, ma non penso sia giusto scagliarsi contro il governo”.

Sempre per via del Coronavirus il film, prodotto da Fandango con Rai Cinema, non uscirà nelle sale, ma sarà disponibile dal 26 giugno sulle principali piattaforme streaming (tra cui: ITUNEs, Google Play, Chily, Sky prima fila, Rakuten, CGHV, Huawei, Infinity, TIMVISION e #iorestoinSALA).

“Se le sale cinematografiche vorranno proiettare il film lo potranno ovviamente fare. L’uscita sulle piattaforme toglie un pubblico molto relativo alla sala. Purtroppo le sale che hanno aperto sono ancora poche e ci vorrà un po’ di tempo per tornare alla normalità. Tutti amiamo la modalità di fruizione classica, ma ci sono anche altri metodi di fruizione che vanno sostenuti anche se è meno romantico farlo”, conclude il produttore Domenico Procacci.

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