Una vita da eroina

Esistenza, morte e stupefacenti di Lilli Carati, l'angelo caduto che il nostro cinema non seppe proteggere
22 Ottobre 2014
Una vita da eroina

 “Una vita da eroina, ma non le eroine classiche”. C’è un doppio senso? “Chiaramente. Il senso più chiaro, nel mio caso, non è l’eroina come eroina, ma l’eroina come stupefacente”. 25 febbraio 1994, Storie Vere, un ciclo di documentari di Rai 3: Lilli, una vita da eroina. A rispondere è lei, Lilli Carati, che ora non c’è più: protagonista delle commedie sexy anni ’70 – ’80, se n’è andata a 58 anni, a Besano nel Varesotto. “Oggi è un giorno triste. Lilli non c’è più, è andata via in silenzio, ieri notte, dopo una lunga malattia che ha combattuto fino alla fine. Ciao Lilli, prego per te”, ha commentato su Facebook il regista Luigi Pastore, con cui avrebbe dovuto girare La fiaba di Dorian tre anni fa. Così non è stato, oggi sono previsti i funerali nella Chiesa San Paolo a Induno Olona. Ma chi era Lilli Carati? All’anagrafe Ileana Caravati, nata a Varese il 23 settembre 1966, è stata un’attrice, soprattutto, un’icona sexy: il suo impatto sulla società, e meglio, sull’immaginario erotico trascende di gran lunga i ruoli interpretati. Gli esordi sono nella moda, la finale di Miss Italia 1974 la logica conseguenza: Lilli era bella, minuta, capelli e occhi castani, una dolcezza che colpisce, avvince. “La chiamavamo la bambola di velluto, perché era piccolina, non tanto alta, ma molto bella. Aveva un corpo fatto bene, era proporzionata, molto sensuale”, ricorda Lino Banfi, che recitò con Lilli ne La compagna di banco (1977), ma oltre alle gambe c’era di più: “Non era solo bella, ma era una delle poche attrici brave di allora. Parlava bene, era molto sveglia. Credo fosse anche colta”.
Facciamo un passo indietro. A Miss Italia si classifica seconda, ma per il produttore Franco Cristaldi, occasionalmente giurato, la vincitrice era lei: la scritturò per la Vides Cinematografica. Comico, poliziottesco, drammatico, frequentò più di un genere, ma a farle prendere la residenza nell’immaginario collettivo furono le commedie sexy, di cui lo stesso Banfi fu un, il campione: “Avevo il compito di dire sempre: ‘sono arrapeto, sono ingrifeto’, toccavo qua, toccavo la’, ma si faceva sempre tutto con educazione e delicatezza”.
Eppure, a Lilli non sarebbe bastata l’educazione, non sarebbe servita la delicatezza, forse, lo stesso cinema non le sarebbe stato sufficiente: l’esordio nel ’74 in Di che segno sei?, in cui recita al fianco di Celentano (il bis in Qua la mano), il nudista Senza buccia con Ilona Staller, Poliziotto sprint con Maurizio Merli, Le evase, e altri dimenticabili titoli, che tali erano anche per lei.
Che cosa si salva? Il cult giovanile e bruciato, una sorta di apocalisse degli anni Settanta, Avere vent’anni, 1978, per la regia di Fernando Di Leo, in cui divide il set con Gloria Guida, e Il corpo della ragassa di Pasquale Festa Campanile, 1979, dal libro di Gianni Brera, interpretato con Enrico Maria Salerno e Renzo Montagnani, sono i titoli più importanti della sua filmografia, ma sono i servizi scollacciati su Playmen e compagnia osé a tenerne alta la fama, mentre la droga inizia a divorarla.
Poi, a metà anni ’80, arrivano i film erotici con Joe D’Amato, quindi il soft-core Lilli Carati’s Dream, infine il porno, abbracciato – confessò – per pagarsi le dosi. La dipendenza dall’eroina la porta in carcere, nel maggio 1998, le fa tentare il suicidio due volte: la prima per l’arresto, la seconda per la scimmia che non se ne andava. Va in comunità, molla le droghe, torna ad affacciarsi sui mass media e al televisivo Stracult nel 2008 confessa la voglia di tornare a recitare. L’avrebbe dovuto fare proprio ne La fiaba di Dorian, dopo 24 anni di assenza dal set, ma l’ha fermata un tumore, quello che ha combattuto fino alla fine.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy