Una questione di fede

"Mi batto per un cinema diverso: nel mondo troppi errori commessi in nome di una presunta giusta causa", dice Cristian Mungiu. Che torna a competere per la Palma d'oro con il problematico Beyond the Hills
19 Maggio 2012
Una questione di fede
Il regista Cristian Mungiu

“Quello che tento di fare è un cinema diverso. Non voglio che il regista sia troppo ‘visibile’ nei film, musica e montaggio devono essere elementi esterni e non amo farne un uso smodato. Non credo spetti a noi spiegare al pubblico quando deve o meno emozionarsi: e di sicuro l’interpretazione di un film cambia a seconda del fatto che ci si trovi in Francia o in Romania”. Cristian Mungiu torna sulla Croisette, in competizione per la Palma d’oro, cinque anni dopo la vittoria ottenuta con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni: stavolta, al centro del suo Beyond the Hills, la vera storia avvenuta nel monastero di Tanacu, in Romania, già raccontata dal libro di Tatiana Niculescu Bran (Deadly Confession). Monastero in cui venne praticato un presunto esorcismo nei confronti di una giovane donna venuta in visita ad una novizia, poi deceduta poche settimane dopo il suo arrivo: “E’ un film sull’amore e sulla libertà di coscienza – prosegue Mungiu – e su come l’amore possa trasformare il bene e il male in concetti molto relativi. Gran parte degli errori di questo mondo sono stati commessi nel nome della fede e con l’assoluta convinzione che fossero commessi per una giusta causa”.
Tornata da un periodo trascorso in Germania, Alina (Cristina Flutur) ritrova Voichița (Cosmina Stratan), ragazza con cui è cresciuta negli anni dell’orfanotrofio, ora novizia ortodossa in un monastero sperduto sulle colline. Dove Alina viene ospitata, ma ben presto la sua permanenza si trasformerà in un incubo. Per tutti, lei compresa. Che farà ogni cosa per riportare a sé l’amore della ragazza, scoprendo però che “Dio è l’amante di cui è più difficile essere gelosi”. Ribellandosi alle regole imposte dal priore e dando più volte segni inequivocabili di squilibrio mentale, Alina viene prima allontanata dal luogo, poi riaccolta, infine legata e sottoposta ad un rito di esorcismo, poiché creduta posseduta dal demonio: “Nel profondo – dice ancora il regista – spero che Beyond the Hills parli delle possibilità e delle scelte che nella vita derivano dall’educazione o dalla mancanza di educazione, e di quante cose nella vita derivano da cose che non puoi influenzare, o delle quali non sei colpevole: dove sei venuto al mondo, da chi e in quale comunità”. Il film, acquistato per l’Italia da Bim, è prodotto dalla Mobra Film con la coproduzione internazionale di Why Not Productions, Les films du fleuve, France 3 Cinéma, Mandragora Movies, con il supporto del Romanian National Center for Cinematography, Eurimages, il Centre National du Cinéma et de l’image animée, con il contributo di Canal +, France Télévisions, Ciné+ e Wild Bunch. Eppure, in Romania, il cinema versa ancora in una crisi profonda: “Il problema è che il cinema romeno è molto popolare in Francia ma non in Romania, dove il pubblico sembra volere solo le produzioni mainstream americane – spiega Mungiu -. Così quando i ragazzi diventano adulti, abituati solamente alle serie tv USA, non vanno in cerca del cinema d’autore: la causa della nostra crisi non è più la stessa di cinque anni fa, quando non c’erano abbastanza sale per ospitare i film, ora il problema vero è dato dalla formazione, dall’educazione dello spettatore”.

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