Una fiaba all’Opera

In scena a Roma La Bella addormentata nel bosco il "ballo grande" di Tchajkovskij con coreografie di Petipa riproposto con successo dall'Opera di Roma
23 Maggio 2005
Una fiaba all’Opera

Che un ente lirico di antica tradizione esponga i suoi gioielli di repertorio, è buono e giusto. Fra i preziosi conservati dal Teatro dell’Opera di Roma c’è il patrimonio di scene dipinte ma ora anche gli allestimenti della danza che hanno segnato una tappa decisiva nella crescita qualitativa del corpo di ballo, cui la direzione di Carla Fracci ha impresso uno spicco di livello internazionale. A questa nuova era appartiene La Bella addormentata nel bosco , il balletto musicato nel 1890 da Petr Il’ic Tchajkovskij per la coreografia di Marius Petipa, “rinfrescata” dal canadese Paul Chalmer. La formula riuscita dell’ integrazione tra suono e danza con una organicità come raramente si verifica nella storia del balletto, trova in questa edizione dell’Opera, nata nel 2002, brillante corrispondenza sul palcoscenico del Costanzi, sia nel collettivo di ballerine e ballerini, sia nell’ impianto scenico ideato da Aldo Buti, sia ancora nella direzione d’orchestra di Andrij Yurkevich. Con una citazione elogiativa a parte per i due solisti ospiti, Lisa-Maree Cullum e Giuseppe Picone, con i quali si sono avvicendati artisti non inferiori per maturità interpretativa.
Pur con le varianti coreografiche accettabili di Chalmer, La Bella addormentata di Tchajkovskij-Petipa va incontro al bisogno di non perdere la conoscenza diretta della grande letteratura ballettistica di difficile realizzazione, esigenza espressa anche in numerose sollecitazioni pervenute alla direzione del Teatro dell’Opera da parte di appassionati. Che poi si sono tradotte, come sempre, nell’ottima affluenza di pubblico alle recite (ultima giovedì 26). Si sa che questo modello di “ballo grande” tardoromantico ha subito in oltre un secolo rimaneggiamenti nella stessa dipendenza dalla favola celebre di Perrault e da altre opere sue, fino alla contaminazione col liberty, che ne esaltava fasto e leggerezza, qui puntualmente riaffermati. Carla Fracci che in età più fresca danzò da par suo come principessa Aurora, si riserva – come è tradizione per le grandi personalità “anziane” – la parte della fata cattiva dispensando carattere e grazia in una “mise” pesantemente barocca, salvo ricomparire alla fine in aerea veste propiziatrice. Festeggiata poi alla ribalta coi suoi “ragazzi”.

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