Un Tuttofare nell’era dei bamboccioni

"I film non devono far pensare mentre li vedi, ma dopo", dice Sergio Castellitto. Con Guglielmo Poggi nell'opera prima di Valerio Attanasio, dal 19 aprile in sala
Un Tuttofare nell’era dei bamboccioni

“Ci sono tanti film comici e pochissime commedie: quelle che ci fanno ridere senza accorgerci che lo stiamo facendo su tragedie. I film non devono far pensare mentre li vedi, ma dopo”.

Parola di Sergio Castellitto che nell’opera prima di Valerio Attanasio, Il tuttofare, interpreta Salvatore “Toti” Bellastella il non plus ultra degli avvocati italiani. Il film, che uscirà nelle sale il 19 aprile distribuito da Vision Distribution, è una sorta di romanzo di formazione comico sull’ingresso di un giovane nel mondo del lavoro.

 

Pur di lavorare per il suo professore di diritto penale, il praticante in legge Antonio Bonocore (Guglielmo Poggi) è disposto a fare di tutto, dall’assistente al portaborse, dall’autista al cuoco personale a fronte di un ridicolo rimborso spese, mentre nel frattempo sogna un contratto nel prestigioso studio.

“Ho interpretato uno del mio tempo, che al contrario dei bamboccioni resiste e tiene botta”, dice Poggi che nel ruolo del “tuttofare” si trova a dover fare i conti non solo con un mentore piuttosto cialtrone, ma anche con sua moglie (Elena Sofia Ricci), una donna tirata di soldi che però gestisce un patrimonio di milioni di euro, e con l’amante argentina di Toti (Maria Clara Alonso), che vuole a tutti i costi ottenere la cittadinanza italiana.

“Sono stata felicissima di interpretare la parte della iena. Lei è tutta negativa e questo mi divertiva molto. In più conosco Sergio da anni, ma non ci avevo mai lavorato insieme. Lui è una mina vagante”, dice Elena Sofia Ricci e Castellitto, a proposito del suo Toti, spiega: “È un personaggio che non si ricorda mai il nome del suo sottoposto. A volte lo chiama Aristide, altre volte Annibale. È una forma subliminale di disprezzo non ricordarsi il nome di qualcuno. Toti inizia il film votando Pd, a metà vota Forza Italia e alla fine Movimento Cinque Stelle”.

Ma cosa ne pensa un attore affermato come Castellitto del precariato di oggi e dei giovani che sono costretti ad arrangiarsi facendo mille lavoretti? “Se c’è uno che conosce il precariato quello è proprio l’attore. Recitare non è un diritto lo fai solo se sei bravo. Quando ero giovane ho lavorato per un periodo nella distribuzione di giornali. Ho quattro figli, che sono fortunati perché vivono in un ambiente familiare protetto. Penso che i ragazzi hanno il diritto di illudersi”.

Ed Elena Sofia Ricci aggiunge: “Anche io ho due figlie e auguro loro di avere un sogno nella vita. Non basta avere un solo talento, ne devi avere vari e devi imparare a destreggiarti come un circense nel mondo del lavoro, possibilmente rimanendo puro. C’è tanta gente che ce l’ha fatta da sola e questo mi fa sperare nella meritocrazia”.

Il regista, che ha anche scritto la sceneggiatura del film, dice: “In quest’epoca non c’è più una rivendicazione e non c’è più il sindacato: i giovani non si lamentano di essere sfruttati. Siamo un po’ alla lotta di sopravvivenza e in questa giungla devono muoversi. E’ un film amaro, ma il protagonista pur ripartendo dal basso non perde mai la voglia di fare e di proporsi”. Infine conclude Poggi: “I miei coetanei ci credono tanto e hanno sempre un sorriso”.

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