Un produttore da paura

Dietro i fenomeni Paranormal Activity e The Purge, c'è uno splendido 45enne di successo, Jason Blum: "La vera star è l'idea"
27 Giugno 2014
Un produttore da paura
Jason Blum

45 anni, faccia pulita, look sbarazzino, sguardo comprensivo e sorriso da assicuratore, Jason Blum incarna il profilo più rassicurante del self made-man americano, l’idea che il successo possa sempre arrivare per chiunque, arrivare per tempo, finché lo si può godere, ed essere comunque abbinato a una piacevole modestia, un’incrollabile innocenza e all’affabilità di un vecchio compagno di calcetto. Potrebbe fare il pittore o il commesso di un centro commerciale, nessuno noterebbe la differenza. E anche su questo si misura la differenza tra noi e loro.Jason Blum è uno dei più importanti produttori cinematografici del momento e lo abbiamo incontrato a Roma. Nel curriculum vanta Paranormal Activity, Insidious, Sinister e The Purge, ovvero tutto l’horror ad altissimo rendimento degli ultimi anni. La formula è semplice: spendi 5, incassi 100. Milioni di dollari, ovviamente. Roba da far rosicare le major. Un genio. Ma il primo a non rendersene conto è lui: nessun’aria di sufficienza né barocca prosopopea, e nemmeno un’occhiataccia alla stampa. Nemmeno quando qualcuno lo accusa di fare film diseducativi: “In un certo qual modo mostrare la violenza lo è sempre – ammette – ma siamo sempre stati attenti a farlo in modo responsabile”. Il riferimento è a The Purge e al suo sequel, Anarchia: la notte del giudizio (dal 25 luglio in sala con Universal), in cui sparatorie e ammazzatine vengono addirittura consentite per legge da un fantomatico futuro governo americano: “Sono molto orgoglioso di The Purge – dice Blum-. Volevamo suscitare una reazione e ci siamo riusciti. E’ un film con un grande messaggio sociale, che interroga l’America e la sua ossessione per le armi. Sappiamo che il film non cambierà la nostra società, ma già stimolare una discussione sarebbe importante”. Se, com’è probabile, anche il secondo avrà successo Blum è pronto a farne un terzo: “Vorremmo sviluppare meglio l’idea della resistenza e i personaggi che la incarnano. Inoltre ci piacerebbe realizzare un prequel in cui si racconti dell’origine dei Nuovi Padri Fondatori, di come presero il potere e della prima Purga.”
Ma l’orizzonte di Blum e della sua Blumhouse non si limita agli horror: prossimamente li vedremo appaiati a un western con John Travolta e J-Lo e alla versione big screen di Jem e le Holograms: “un cartoon che voi in Italia conoscete bene. Il regista, Jon M. Chu, era fissato con queste action figure. Così si è presentato direttamente alla Hasbro con la sceneggiatura e li ha convinti, nonostante fossero in molti a storcere il naso di fronte a un budget così esiguo. Si tende sempre ad associare la penuria di soldi con la poco qualità. Ma noi abbiamo dimostrato che non è così”.
D’altra parte il segreto di Blumhouse è proprio quello di spingere l’inventiva laddove non arrivano i soldi: “I nostri film hanno una sola regola: non sforare il budget di 4/5 milioni di dollari (The Purge 2, con i suoi 9 milioni di finanziamento, sembra fare eccezione, ndr). Solo così ci possiamo permettere una libertà creativa che altrimenti non avremmo. I soldi sono un modo per corrodere la creatività. Noi, dalla lavorazione al marketing, cerchiamo sempre di fare le cose al meglio facendoci venire in mente qualcosa. In un certo senso la vera star dei nostri film è l’idea”. Un modus operandi che ricorda da vicino la factory di Roger Corman: “Con la differenza – riflette Blum – che io non scelgo mai registi alle prime armi, non faccio scouting. Li seleziono in base al loro lavoro. Se hanno fatto qualcosa di buono li prendo. Così è stato per James Wan e così anche per Scott Derrickson e james DeMonaco”. Non tutti però guardano con simpatia alla regola produttiva di Blum: ““Ci sono ancora tantissimi registi che non riescono ad adeguarsi al fatto che il mondo del cinema non è più quello di un tempo. Molti film oggi possono essere realizzati low-budget, persino titoli come Transformers che però non fanno per me. E non tutti i registi, di contro, saprebbero realizzare film ad alto budget. Conosco pochissime persone capaci di mantenere il totale controllo su progettoi mastodontici. Gente come Spielberg o Cameron. Nel caso dei film horror poi il low-budget aiuta anche a rendere più veritiero quel che si racconta. In fondo a fare paura è quanto di più vicino a noi: la realtà”.
A distinguere Blum e i suoi dal canone hollywoodiano è poi il processo creativo: “Non interferisco mai con il lavoro dello sceneggiatore e del regista. Entrambi hanno il controllo totale sul film. Mi limito a mettere a disposizione un budget e a dare qualche suggerimento”. E anche quando si parla di casting “chiedo sempre ai registi di pensare prima ai personaggi e poi di scegliere gli attori in base a questi. E’ chiaro che più hai successo, maggiori sono le possibilità che in futuro le star vogliano lavorare con te, magari condividendo il rischio di impresa. Questo ci ha consentito di collaborare con attori di fama. Come nel caso di Ethan Hawke per Sinister e The Purge“.
Se questa è la maniera di lavorare di Blum, il successo resta una variabile impazzita o il frutto di una serie di circostanze favorevoli: “Se oggi possiamo permetterci di realizzare film di qualità e a basso costo lo dobbiamo anche alla tv e al progressivo miglioramento del suo prodotto. Credo che la linea di separazione tra televisione e cinema si sia molto assottigliata negli ultimi anni e che a breve sarà cancellata del tutto. E’ un mutamento che avrà diverse ricadute sul nostro lavoro, anche se al momento non saprei dire bene quali. Per ora vivo la tv come un’alternativa al cinema e al momento sono al lavoro su tre serie tv.”
E a chi volesse intraprendere il suo stesso mestiere Blum offre parole incoraggianti: “Un produttore inizia a fare il produttore così come un regista inizia a fare il regista: senza chiedere il permesso a nessuno. Oggi ci sono le nuove tecnologie che aiutano. Non ci sono barriere di ingresso. Bisogna solo decidersi a fare”. Garantisce lui, con quella semplicità e quel sorriso che ti fanno persino dimenticare le “favorevoli circostanze” della vita che consentono all’ingegno di ingegnarsi con frutto: figlio di un gallerista che per primo fece conoscere a Los Angeles Andy Warhol, amico di famiglia di Steve Martin, apprendista dai Weinstein, Jason Blum ha saputo trasformare in oro il suo destino. E anche solo per questo ci vuole talento.

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