Un film su Prodi

Stefano Accorsi svela il suo sogno: "Vorrei seguirlo come una mosca. Partire da lui per uno spaccato sulle dinamiche del potere"
22 Marzo 2007
Un film su Prodi

(Adnkronos/Cinematografo.it) – Stefano Accorsi vorrebbe fare un “un documentario su Prodi”. E’ quanto dichiara l’attore intervistato dal settimanale L’Espresso in edicola domani. “Visto dalla Francia – spiega l’attore – Prodi ha la statura dei politici di qui, con una concezione alta dello Stato. Vorrei seguirlo come una mosca invisibile, filmare i suoi incontri, i contatti segreti, i conflitti e le tensioni quotidiane. Per svelare attraverso di lui i meccanismi veri del potere”. Per un progetto del genere, osserva però poi Accorsi, Walter Veltroni “è più adatto, e poi ci siamo già incontrati diverse volte. Potrei anche portare il film alla sua festa del Cinema di Roma, che è bella, ma ha bisogno di dare più visibilità al cinema italiano. Questa è una proposta. Se lo conosco bene, mi risponderà”. “Davanti alla macchina da presa – spiega Accorsi – mi capita di superare una specie di barriera”, per finire “in un mondo parallelo, in una danza erotica con il regista e con gli altri attori. E’ lì che scatta l’eccitazione, che si mescolano le identità e le propensioni sessuali. Ma non è un viaggio rischioso, perché si resta attaccati alla realtà con un filo che si allunga, si allunga e non si spezza mai”. Presente anche una componente di “narcisismo, ed anche ampiamente giustificato. Come si fa – si chiede – a non compiacersi di stare al centro della luce, con tutti nell’ombra che ti guardano mentre metti in mostra le emozioni come se fossi l’unico ad averne?”. Stefano Accorsi si è trasferito a Parigi “in una specie di esilio esistenziale. Avevo fatto un anno di terapia e qui ho potuto starmene da solo, osservare le persone senza che mi riconoscessero, ripensarmi da capo”. Quanto al rapporto con Laetitia Casta, “non ho programmato né l’amore coniugale, né quello paterno. Li ho semplicemente lasciati arrivare senza più confondermi tra desideri veri e fasulli. E poi Parigi per me è casa: somiglia alla mia Emilia”. “In Francia – rileva Accorsi nell’intervista L’Espresso – si avverte la citoyenneté che è appartenenza alla nazione, senso della collettività, dei diritti e dei doveri. Non è una cosa diversa dal rispetto per le leggi e per la cosa pubblica che si respira, o almeno si respirava, in Emilia o in Toscana. I miei genitori non hanno avuto bisogno di insegnarmi che le tasse si pagano. Era implicito nel loro essere cittadini e militanti comunisti”.

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