Un fantasma a Berlino

Al festival arriva The Ghost Writer, thriller fantapolitico che mette sotto accusa l'Inghilterra. Ma a rubare la scena è l'assenza di Polanski
12 Febbraio 2010
Un fantasma a Berlino

Non poteva che essere così. All’anteprima berlinese di The Ghost Writer, il vero protagonista non è tanto il film, quanto l’unico assente: il regista Roman Polanski, costretto agli arresti domiciliari in Svizzera per un reato di violenza sessuale commesso nel 1977. Tutti i presenti, dai protagonisti Ewan Mc Gregor e Pierce Brosnan, al produttore Robert Benmussa, sono chiamati a parlare di lui, colto dall’arresto inaspettato e tardivo nel pieno della realizzazione del film.
“E’ un uomo dalla vita intensa e di una grandezza inesprimibile. Appena ho saputo del suo arresto sono rimasto scioccato e ho pensato alla sua famiglia e ai figli”, dice Brosnan, mentre Mc Gregor sottolinea che “la sua assenza si sente anche di più per il fatto che lui conosce ogni particolare delle cose che fa e che fanno il suo cinema”. In questo caso il suo cinema è un thriller fantapolitico nato dalla penna di Robert Harris (che di fantapolitica se ne intende davvero, avendo esordito con Fatherland, romanzo in cui immaginava di ribaltare la storia e faceva vincere la guerra a Hitler) e poi sviluppato per il grande schermo dal regista con lo stesso scrittore in una direzione che suggerisce chiare allusioni a Tony Blair e sua moglie Cherie. E il fatto che Harris si affretti a smentire (“L’ex primo ministro Alan Lang non è Tony Blair”) conferma quanto la finzione sia debitrice alla realtà politica.
La storia è quella di un giovane ghostwriter inglese (Mc Gregor) che, distaccato e diffidente, accetta controvoglia “l’occasione della vita” offertagli dal suo agente: completare il libro di memorie dell’ex-primo ministro britannico Adam Lang (Brosnan) dopo la tragica morte dello scrittore che stava già seguendo il progetto. Raggiunto lo staff del politico in una casa di fronte all’oceano negli Stati Uniti orientali – un microcosmo isolato e affascinante dominato dal conflitto tra l’assistente Amelia (Kim Cattrall) e la moglie Ruth (Olivia Williams), e da misure di sicurezza più minacciose che protettive – lo scrittore si trova schiacciato in un pericoloso ingranaggio quando Lang viene accusato di crimini di guerra e poi assediato da giornalisti e manifestanti.
Thriller puro con tocchi hitchcockiani, The Ghost Writer mette l’estetica al servizio dell’intreccio e dei personaggi, la forma al servizio del contenuto. E il contenuto al servizio dell’analisi politica: “Questo è un film sulla decadenza dell’impero britannico, la Gran Bretagna come potenza indipendente è ormai un fantasma – dice Harris – anzi il 51° Stato degli Usa. Il nostro primo ministro scelto dalla Cia, come se fosse un agente americano, non è fantascienza”.

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