Un americano a nuovo

Paolo Bonolis presenta il restauro del capolavoro di Steno. E su Alberto Sordi dice: "Ha rappresentato fino in fondo la romanità"
28 ottobre 2008
Un americano a nuovo
Un americano a Roma

Un americano a Roma: un capolavoro di Steno interpretato da Alberto Sordi per cui non servono presentazioni, restaurato a partire dal negativo originale da Ripley’s film, Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e Marzi, in collaborazione con Sky Cinema. Per l’emittente satellitare si tratta della 15ma pellicola riportata all’antico splendore, e non poteva non essere presentata al pubblico nell’ambito del Festival di Roma che – come ha sottolineato scherzosamente il direttore di Sky Cinema Nils Hartman – “è la morte sua. Complimenti per l’operazione Al Pacino, ma il vero Americano a Roma lo abbiamo portato noi”. Ospite d’eccezione dell’evento Paolo Bonolis, personaggio che ha fatto della romanità un punto di forza e di Alberto Sordi una specie di modello di stile. “Sono cresciuto con Alberto lui e con le sue opere, che hanno rappresentato il “romano” con quel distacco e quel cinismo che solo chi vive in questa città può comprendere fino in fondo”. Le continue citazioni del grande attore non sono quindi un semplice imitare. “È qualcosa di naturale, non lo faccio in modo calcolato, sono così sulla scena come a casa”, afferma a Bonolis, che per il grande cult di Steno esprime un apprezzamento particolare: “In questo film Sordi rappresenta il dramma di un’evoluzione sociale avvenuta troppo in fretta. Esprime tutto il disagio di un ragazzo romano cresciuto nella cultura italiana ma dilaniato dalla crescente invadenza di un altro modo di vivere, quello degli States”. Un americano a Roma è solo uno dei tanti capolavori che hanno rischiato di soccombere al tempo: “quella del restauro – ha spiegato Mario Sesti, direttore della sezione ‘Extra’ del Festival – è più che un’operazione culturale, è una vera battaglia di civiltà. La maggior parte dei film muti sono scomparsi, come il 40% dei primi film a colori: se non se ne occupa un festival, o un’emittente privata fortemente legata al cinema, chi se ne deve occupare? Come ha detto una volta Scorsese, se Leonardo da Vinci fosse stato un film maker, probabilmente oggi non lo conosceremmo”.

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