Un altro Belmondo è impossibile

"Il passato? Io penso al domani", dice l'attore francese. Leone d'Oro alla carriera di Venezia 73
Un altro Belmondo è impossibile

“La mia carriera? Il passato? Io non ci penso al passato, io penso al domani. Nella mia vita ho fatto e avuto tutto. Non ho rimpianti”. Jean-Paul Belmondo arriva al Lido per ritirare il Leone d’Oro alla carriera della Mostra del cinema di Venezia e, nonostante qualche ‘acciacco’ fisico in linea con i suoi 83 anni, dimostra subito di aver mantenuto la verve che lo ha contraddistinto sul set e nella vita. “Di Venezia mi ricordo sopratutto di averla sorvolata appeso ad un elicottero”, racconta ridendo.

La Sala Grande del Palazzo del Cinema lo accoglie con una standing ovation interminabile. Lui ringrazia: “Per me è un grande  onore ricevere questo Leone. Quando ero giovane andai a Roma, cercavo Cinecittà. Tornai a casa senza essere riuscito ad entrarci ma successe una cosa bellissima: trovai a casa un telegramma di Vittorio De Sica che mi chiedeva di recitare in ‘La Ciociara’ con Sophia Loren. Poi ho lavorato anche Gina Lollobrigida e Claudia Cardinale. Per questo ho sempre amato il cinema italiano”, dice ridendo.

Al Lido, Belmondo è arrivato accompagnato dalla collega Sophie Marceau, che ha pronunciato parole di grande stima e affetto per l’attore prima che il presidente della Biennale, Paolo Baratta, gli consegnasse il Leone.  “50 anni di carriera e 130 milioni di spettatori e anche di più -ha ricordato l’attrice- sei stato un campione del botteghino, un professionista dell’arte dell’amore, l’incorregibile Borsalino. Tutti i tuoi  film ci hanno fatto vibrare… Questo è il suo segreto”, ha sottolineato.

“Quando hai deciso di diventare un attore hai lottato duramente e sei diventato un grande attore. Ed hai anche sedotto molto donne: io ricordo quando mi hai preso tra le tue braccia -ha detto l’attrice sorridendo- e ricordo anche tante altre donne accanto a te, Catherine Deneuve, Claudia Cardinale, Annie Girardot… Un genio della seduzione con la tua leggerezza ma anche con la tua audacia, con la tua sigaretta e con la tua camicia aperta per far intravedere il tuo fisico da ballerino… Si possiamo dire che tu conosci la vita. Ricordo accanto a te anche tanti grandi attori, grandi registi e grandi amici. Hai lavorato con autori come Claude Chabrol, Jean-Luc Godard, François Truffaut, per citarne alcuni. C’era da diventare pazzi! Ma tu eri già pazzo… Anche a teatro hai interpretato al meglio grandi autori, da Moliere a Shakespeare…Sei stato anche un grande scultore nel costruire i tuoi personaggi. Hai saputo mettere tutti d’accordo: giovani e anziani, intellettuali e persone comuni. Visto che siamo qui insieme oggi -ha scandito Sophie Marceau- voglio dirti una cosa: tu mi piaci, sei un uomo che mi piace. E questo premio qui a Venezia è pieno di simboli che ti assomigliano: in primis il leone ma anche l’oro che brilla ed è bello come te”, ha concluso l’attrice suscitando un altro grande applauso del pubblico.

Icona del cinema francese e internazionale, ha saputo interpretare al meglio l’afflato di modernità tipico della Nouvelle Vague attraverso gli straniati personaggi di A doppia mandata (À double tour, 1959) di Claude Chabrol, Fino all’ultimo respiro (1960) e Il bandito delle 11 (1965, in concorso a Venezia) entrambi di Jean-Luc Godard, o La mia droga si chiama Julie (1969) di François Truffaut. In particolare, impersonando Michel Poiccard/László Kovács in Fino all’ultimo respiro, Belmondo ha imposto la figura di un antieroe provocatorio e seducente, molto diverso dagli stereotipi hollywoodiani ai quali lo stesso Godard si ispirava. La sua recitazione estroversa gli ha consentito poi di interpretare alcuni dei migliori gangster del cinema poliziesco francese, come in Asfalto che scotta (1960) di Claude Sautet, Lo spione (1962) di Jean-Pierre Melville e Il clan dei marsigliesi (1972) di José Giovanni, ottenendo un enorme successo popolare con i molti film successivi, da L’uomo di Rio (1964) di Philippe de Broca a Il poliziotto della brigata criminale (1975) di Henri Verneuil, da Joss il professionista (1981) di Georges Lautner a Una vita non basta (1988) di Claude Lelouch. “Uno degli attori più straordinari e più amati della storia del cinema. Un volto affascinante, una simpatia irresistibile, una straordinaria versatilità – ha detto il direttore della mostra, Alberto Barbera- che gli ha consentito di interpretare di volta in volta ruoli drammatici, avventurosi e persino comici, e che hanno fatto di lui una star universalmente apprezzata, sia dagli autori impegnati che dal cinema di semplice intrattenimento”.

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