Uccellacci e uccelline

Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) verso il flop: Margot Robbie e compagne hanno puntato a tavolino sulle donne, ma le donne non hanno risposto...
13 Febbraio 2020
Al cinema, Business
Uccellacci e uccelline

Non per fare gli uccellacci del malaugurio, ha già parlato il box office: al debutto in sala, Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn ha pigolato. Da noi ha fatto un milione e mezzo di euro in sette giorni, negli Usa è uscito dal primo weekend ben al di sotto delle aspettative, e proiezioni, di incasso: 33 e rotti milioni di dollari su 4.236 schermi, assai lontano dalla forbice 45-55 preventivata. Perché questo ormai probabile flop?

Le recensioni non sono negative, soprattutto al confronto del Suicide Squad di cui è lo spin-off non troppo dichiarato (non un sequel ma un abborracciato standalone): 81% di giudizi positivi sull’aggregatore critico Rotten Tomatoes, 60/100 su Metacritic, laddove il film di supercattivi di David Ayer si era guadagnato rispettivamente 27% e  40/100.

Di mezzo c’è anche la differente classificazione: R per Birds of Prey, PG-13 per Suicide, che aprì con 133 milioni in Nord America. Eppure, può spiegare questi cento milioni di differenza, ancor più dopo che Joker, altro R-rated ha superato il miliardo globale?

No, il dato forse più rilevante è la composizione del pubblico, per il 65% maggiore di 25 anni e – udite, udite – per un risicato 51% femminile.

Ma come, si punta tutto sul women’s empowerment, si abbracciano dichiaratamente le istanze del #MeToo, non solo davanti ma anche dietro la camera con – ha detto la regista Cathy Yan, seconda donna e prima asiatica(-americana) a dirigere un film DC – “donne che insieme sono più forti che da sole” e poi proprio le donne, e le più giovani, ti mollano?

Qualcosa non va, anzi, qualcosa è nato storto: facendo seguito al successo di Wonder Woman di Patty Jenkins (2017, 821 milioni di dollari di incasso globale, il 4 giugno prossimo arriverà nelle nostre sale il sequel), la Warner ha assecondato il desiderio dell’attrice protagonista e produttrice Margot Robbie di avere una regista donna, la carneade Yan appunto, a dirigere un “female-led girl-gang film”.

Donne ovunque, dunque, tranne che in coda al botteghino, e come mai questo mancato specchiarsi, e rispecchiarsi, nelle avventure di Harley Quinn e compagne?

Per rimettere il film in carreggiata, espediente invero pietoso, in America gli hanno cambiato il titolo, da Birds of Prey (And the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn) a Harley Quinn: Birds of Prey, ma il problema di queste programmate rapaci rivelatesi uccelline alla prova dei fatti è proprio alla nascita: anziché il nido autoriale hanno trovato l’incubatrice industriale, con la lampadina del #MeToo accesa a tavolino.

Non sempre cavalcare lo Zeitgeist porta consiglio e danaro, e le prime a non cascarci, a non colludere sono state proprio le spettatrici ideali, le donne, in particolare le giovani donne. Chirp.

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2 Commenti on "Uccellacci e uccelline"

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Carlo
Ospite

Articolo di una superficialità e stupidità disarmante.

Ma cosa cacchio c’entra…. in USA la Warner ha fatto una campagna marketing diretta ai giovani su un film vietato ai minori e con una classificazione Rated. Si sono dati la zappa sui piedi da soli. E’ come se al settore marketing della Warner una mano non sapesse cosa facesse l’altra.

Non c’entra una fava il Me Too. Almeno analizzare le cose con argomentazioni che non siano campate in aria e fanno di tutta una erba un fascio sarebbe cosa gradita. Risparmiateci questi articoli misogini.

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