Tutti per uno, uno per tutti

Altro che crisi, il cinema italiano tira, nonostante tutto. E il futuro? "Autogestione per sostituirsi allo Stato, impegnato in altro", tuona Riccardo Tozzi
24 Novembre 2010
Tutti per uno, uno per tutti

I dati del 2010 parlano chiaro. A distanza di due giorni dallo sciopero nazionale della cultura, il cinema italiano tira le somme. E contro ogni aspettativa, contro ogni “pregiudizio radicato” (Riccardo Tozzi), nonostante i tagli del governo e le proteste in atto, l’industria dell’audiovisivo non sembra così agonizzante. Al contrario, vive  un confortante trend in ascesa, una vera fioritura che la riporta alle vette d’Europa, seconda solo alla Francia.
Rispetto al 2009, influenzato da circostanze particolarmente negative, l’anno che sta per terminare, caratterizzato da novità e sconvolgimenti, ha registrato il 15,19% in più di presenze in sala, il 23,30 % in più sugli incassi – in parte dovuto al maggior costo dei film in 3D – il 12% in più di biglietti venduti ed il 30% di aumento della quota di mercato. E ancora sul fronte esercenti, il testimone passa al Presidente dell’Anem: “La crescita ha investito sia i multiplex che le sale da 2 e 4 schermi. Perfino le monosale interrompono un declino che sembrava inarrestabile, con un +12,82% di incassi e un +6,41% di presenze”.  Tutti segnali positivi, in netto contrasto con la tendenza generale degli altri settori dell’economia. “Bisognerebbe smettere di parlare di crisi  – interviene Paolo Protti – perché il nostro cinema è ormai consolidato, seppur minato nella sua essenza legislativa e normativa dalla miopia delle Istituzioni”. Non solo, il Presidente di Agis e Anec incalza: “La politica dovrebbe quantomeno evidenziare il ruolo trainante della cultura invece di mortificarlo”.
In effetti, l’avvento del 3D con i conseguenti botteghini da record di film come Avatar, non deve distogliere dal grande interesse che il pubblico ha dimostrato verso le pellicole italiane. Secondo il produttore Riccardo Tozzi, “l’aumento enorme (quasi il 50%) del numero di biglietti venduti per i nostri film è assolutamente straordinario”.
Eppure i problemi sono molti. E non solo sul fronte politico: “Per prima cosa  – prosegue il presidente dell’Anica – non abbiamo abbastanza sale nel territorio, da permettere l’assorbimento di tutte le pellicole prodotte. A ciò si aggiungono i poco fruttuosi rapporti con le televisioni, i cui prezzi continuano a calare pericolosamente, il problema della pirateria ed ultima ma non ultima la durata della stagione”. Inoltre, la digitalizzazione delle sale, dopo una partenza scoppiettante, sta man mano diventando un collo di bottiglia. “La grande richiesta di impianti – aggiunge Filippo Roviglioni della Sezione Distributori Anica – non è stata assorbita dalla produzione aziendale, che ha, quindi, subito una battuta d’arresto”. Difendere il poco FUS che rimane, pretendere il rinnovo del tax credit e del tex shelter, ma soprattutto agire quanto più possibile in autonomia: questo il monito di Tozzi, che propone  un modello autogestito dalle Associazioni di settore, ormai sempre più mature e consapevoli, “nel quale si sviluppi una capacità sostitutiva dell’amministrazione statale, che tanto non può dare risposte, perché impegnata in altro”.
“In ogni caso – afferma Protti – l’industria italiana ha dimostrato di avere la capacità di tenere duro e di guardare al futuro e all’innovazione con coraggio”. E aggiunge: “Le Giornate Professionali, che si terranno a Sorrento dal 29 novembre al 2 dicembre testimonieranno ulteriormente questo trend”.

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