Tutti pazzi per Neri

Marcorè protagonista di Castiglione Cinema - RdC incontra: "Vianello, Chiari, Sordi, Corrado i miei riferimenti". E si prepara al primo film da regista
Tutti pazzi per Neri
Neri Marcorè - Foto Karen Di Paola

Uno e centomila, versatile e inarrestabile, Neri Marcorè si racconta al pubblico di Castiglione Cinema – RdC incontra, il festival organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. A partire dal suo pantheon: “Amo Raimondo Vianello, Walter Chiari, Alberto Sordi. Mi piace ricordare anche Corrado, che mi ha battezzato quando, nel 1988, ho vinto una puntata della Corrida. Adoravo la sua capacità ironica. Gigi Proietti? Un punto di riferimento per la sua poliedricità, anche se per me non è stato un vero esempio da seguire: ognuno deve seguire la sua strada. Idem, tra le donne, Loretta Goggi. Sono tutti personaggi di una televisione che mi ha influenzato molto prima come fruitore e poi in carriera. Ho pescato da lì”.

Esploso nel piccolo schermo come irresistibile imitatore, Marcorè si afferma su quello più grande grazie a Pupi Avati, che nel 2003 lo volle protagonista in Il cuore altrove. “Antonio Avati – ricorda – chiamò il fratello Pupi e gli disse: ‘Abbiamo trovato il nostro protagonista’. Nient’altro. Non feci alcun provino, Pupi mi diede il copione e disse: ‘Se te la senti è tuo’. Mi ha aperto le porte del cinema che non credevo si sarebbero mai aperte”.

Dopo il timido insegnante del film di Avati, il salto nel biopic: “La fiction su Papa Luciani è stata cruciale. Sono molto lontano da quel mondo, anche se quel pontefice mi piace molto. Pensavo fosse uno scherzo quando mi hanno chiamato”.

(Servizio di Giacomo d’Alelio)

Televisione, cinema, ma anche teatro. “Cominciai con un corso serale, facevo spettacoli nelle cantine per fare esperienza. Tutto cambiò quando incontrai Giorgio Gallione, con cui lavoro da oltre 20 anni portando in scena teatro civile. Partimmo con un racconto di Daniel Pennac, poi passammo a Giorgio Gaber che era morto da poco”.

E la radio: “Un’esperienza formativa. Mia mamma lavorava in casa, faceva le tomaie e sentiva la radio. Ne ero affascinato sin da piccolo. A 12 anni ho chiamato un quiz radiofonico condotto da Giancarlo Guardabassi, cantai i Bee Gees. Piacqui e mi chiamarono per andare alla trasmissione di punta, in diretta. Andò avanti per quattro o cinque anni”.

All’orizzonte l’esordio alla regia: “È una storia tratta da Zamora di Roberto Perrone, ambientata a Milano negli anni Sessanta. Dovremmo girare in Piemonte”.

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