Tutti i numeri delle piattaforme SVOD

Quali sono i loro dati d'ascolto? È corretto paragonare aziende con obiettivi diversi? Quanto funzionano i prodotti italiani nel mercato globale? Brad&k Productions e Robert Bernocchi provano a dare risposte
Tutti i numeri delle piattaforme SVOD
Mare fuori (UFFICIO STAMPA RAI / Webphoto)

Cosa ci dicono i dati delle piattaforme? Per quanto la risposta più comune nel nostro settore sia “ma le piattaforme non forniscono i dati”, in realtà sappiamo ormai tante cose utili. Su Netflix, funzionano straordinariamente bene generi come il crime (anche inteso come documentario crime) e il teen, in grado di combattere ad armi (quasi) pari con budget molto più imponenti. Sarà un caso che Mare fuori (crime e teen messi insieme) sta funzionando così bene sulla piattaforma? D’altro canto, le produzioni italiane non riescono a sfondare nel mondo, con poche, parziali eccezioni (Love & Gelato, Yara, Fedeltà) e con tanti altri titoli che invece rimangono confinati al nostro Paese, non sfruttando la straordinaria opportunità offerta da un servizio presente in 190 Paesi.

Su Amazon Prime Video, è il trionfo della commedia, non solo con i film (Come un gatto in tangenziale e I cassamortari sono i due maggiori successi locali su questa piattaforma), ma anche con le serie, vista la tenitura lunghissima di un prodotto come LOL – Chi ride è fuori, ma anche con la seconda serie come ascolti dalle mie rilevazioni, Dinner Club (che non a caso è stata rinnovata per una seconda stagione). Piacciono molto anche produzioni rivolte a una fascia teen (Time Is Up è al terzo posto della mia classifica), così come ha ottenuto uno dei migliori risultati il documentario Gianluca Vacchi: Mucho Mas. Faticano invece altri tipi di prodotto, come Freaks Out, che evidentemente non è nelle corde di quel pubblico.

Ma perché è così importante capire questi numeri e perché assieme a Brad&k Productions stiamo offrendo un servizio (rivolto alle aziende) per monitorarli con grande attenzione? Una delle ragioni fondamentali è che ci siamo abituati a un’enorme quantità di produzioni, aspettandoci che questo sia la nuova normalità. Ma non lo è. Nei prossimi anni i conti di chi investe nello streaming (ma anche di alcune realtà più tradizionali, che si sono messi a inseguire gli OTT) dovranno tornare in ordine. Questo significherà una riduzione notevole nelle produzioni, soprattutto nei Paesi in cui le produzioni locali non riescono a emergere nel mondo. A quel punto, resteranno in piedi (che si tratti di piattaforme o di case di produzione) chi riesce a trovare un pubblico e a far quadrare i conti. In Italia saremo tra i Paesi ‘virtuosi’? Bella domanda. La risposta, per ora, non è positiva…

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